Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno <1941>   pagina <170>
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170 Romeo Galli
di conoscere l'esito delle proposte avviate. Avutane risposta negativa, Pasquale Muratori diresse al card. Ainat una supplica, con la quale assicurava che né lui, né i suoi uomini, pure essendo entrati a mano armata nella sua giurisdizione avrebbero commesso alcun eccesso; lo pregava anzi di mediazione presso il Legato di Bologna, per ottenere favorevole risposta alle trattative più sopra accennate.
La supplica, accompagnata da una lettera del Priore comunale, fu tosto recapitata alPAmat, che non ebbe ragione di riscontrarla, perchè, mentre l'Arciprete la portava in Imola, la colonna guidata dal Mordini metteva in fuga i ribelli.
Una donna, che dalla finestra della sua casa aveva scorto avanzare cautamente, a mezza costa del monte strapiombante sul Santerno, la truppa pontificia, cominciò ad urlare: La forza !, la forza !. Sorpresi e sbigottiti, gli insorti presero a fuggire in direzione della Toscana, penetrandovi parte per il bosco della Faggi ola, parte per Coniale e Mora-duccio: tragitto che Garibaldi seguirà sei anni dopo venendo da Modigliana, per sottrarsi all'inseguimento dei Papalini e degli Austriaci.
Sul terreno, i fuggiaschi lasciarono 13 fucili, diversi indumenti, provvigioni da bocca e parecchie cartucce di grande costruzione con­tenendo tre palle per cadauna di gran calibro. <
Il Mordini non mancò di moschettare e d'inseguire i fuggiaschi, ma la distanza era troppo considerevole per lusingarsi di raggiungerli. Posi allora l'accampamento nel bosco della Faggiola e spedii due messi, uno al Casotto della Finanza di S. Apollinare, sulla strada che da Casola Valsenio mette in Toscana; l'altro a Firenzuola, invocando la coopera­zione delle forze granducali per l'arresto dei ribelli.1J
Nessun morto o ferito in quello scontro. Non tutti i rivoltosi, però, passarono in Toscana, perchè, o si fossero sbandati prima, o avessero tentato di retrocedere inavvertiti ed inermi, quattro di essi caddero in mano della polizia a Fontanelice e due in quelle della Brigata mobile di Bologna a Castel San Pietro.
Questa brigata, comandata dal capitano cav. Cavanna, era giunta a Castel del Rio sulle undici e mezzo, seguita a breve distanza di tempo da una colonna di novanta uomini al comando del tenente Freddi, quello stesso che il 15 agosto aveva messo in fuga i rivoltosi a Savigno. Pernottarono, le dette colonne, a Castel del Rio; la mattina del 25 ritor­narono frettolosamente sui loro passi, avendole il Legato di Bologna
ì) Vedi H. G,, / rivoltosi di Savigno a Castel del Rio, Da un carteggio riservatissimo del Card. Mestai, nel Resto del Carlino, 15 luglio 1930.