Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
anno
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1941
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pagina
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177
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I primi Casi di Romagna VII
rivolta; ma quella polizia, essendone venuta a conoscenza per opera di confidenti, aveva adottate misure pronte e risolute. Le porte della città erano state chiuse, meno una; le pattuglie erano state aumentate e rinforzate, la truppa consegnata nelle caserme. I ravennati, che dovevano rientrare in città, preoccupati di quelle misure poliziesche, anziché passare per Tunica porta aperta, preferivano scalare le mura per ridursi alle proprie case. Una specie di terrore si era impadronito della popolazione ravennate, la quale non tentò neppure di reagire.
Tuttavia, nella notte, una grossa pattuglia di carabinieri, che ritornava dall'avere accompagnato alla sua abitazione il Direttore di Polizia, s'imbattè in un gruppo di persone che, a quanto i carabinieri affermavano, prese a dileggiarli. Pronti a rintuzzare l'offesa, i militi si dettero a rincorrere gli insolenti borghesi, i quali si sciolsero, prendendo diverse direzioni.
Alcuni però si ricoverarono in un caffè del centro ed i carabinieri, entrati dietro di essi, trassero le sciabole e cominciarono a menar piattonate a destra e a sinistra, ferendo, fra gli altri, il figlioccio del conte Codronchi Ceccòli, Consultore di Legazione.
Dopo questo incidente, la notte passò tranquilla; ma la mattina successiva la popolazione, inviperita dal racconto delle vicende notturne, mostrò di voler prendere la rivincita sulla pubblica forza.
Le autorità principali, vivamente preoccupate per il visibile fermento, cercarono di indurre la popolazione alla calma, inviarono il Gonfaloniere a Imola per invitare il Legato a riprendere il suo posto.
Pareva che su Ravenna incombesse un'aria di tragedia; si paventò un assalto alle caserme durante la notte, ma fortunatamente tutto dileguò, tra la viva sospensione degli animi.
Della partenza del Legato da Imola si rammaricarono gli imolesi, a cominciare dal Gonfaloniere; i trambusti passati, e lo stato di eccitazione di una parte della popolazione, non lasciavano prevedere prossima la tranquillità, tanto più che dai Comuni vicini venivano sempre notizie di raggruppamenti e di minacce.
La presenza del Legato era stata provvidenziale per sventare i disegni delle bande bolognesi e impedirne il collegamento con quelle di Romagna.
Il Governatore ed i dirigenti della polizia di Imola erano o scimuniti o valetudinari e non davano nessuna garanzia di previdenza o risolutezza, cosicché, per non lasciare Imola abbandonata quasi a se stessa, l'Amat aveva pregato il card, arcivescovo Mastai di porsi all'alta direzione delle cose, vale a dire di tenersi di concerto coli' E.mo Legato di Bologna, con me e con quello di Forlì, quando la necessità lo richiedesse.