Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO SEGRETO VATICANO ; ROMAGNA
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1941
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181
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I primi Casi di Romagna 181
La gelosia mordeva gli animi degli alti e bassi uflìziaU, e, come già il tenente Freddi aveva sentito il bisogno di una testimonianza del Gonfaloniere di Savigno per rivendicare a sé il merito della fuga della banda Muratori da quel paese; cosi il cap. cav. Cavanna avrebbe desiderato che lo scioglimento dei faziosi fosse avvenuto ad opera delle colonne da lui comandate e non da quella che l'Amat aveva spedito agli ordini di due semplici sottouffiziali.
Le autorità bolognesi consideravano l'allontanamento dell'Àinat da Ravenna come una diserzione, proverbiando la sua paura tanto meno concepibile quanto più erano note le sue condiscendenze verso l'elemento liberale di Romagna. Nel numero 280 del 7 ottobre 1843, la Gazzetta Universale di Augusta pubblicava un'ampia relazione deo-H ultimi avvenimenti bolognesi, nella quale era detto che al card. Amat
venne riferito che si meditava un attentato contro la sua persona. Credette egli pertanto miglior partito l'abbandonar Ravenna, di quello che offrire lo scandalo che un Cardinale, fosse stato fatto prigioniero. Egli si trasferi a Imola presso quel Card. Vescovo Mastai. L'Arciv, di Ravenna Falconieri, esso pure Cardinale, non lo volle seguire, potendo egli, in ogni caso, contare sulla personale* simpatia che godeva. La partenza del Card. Amat fece in Ravenna un cattivissimo effetto. Allora il Cardinale Falconieri si risolse di raggiungerlo per fare che seco lui tornasse a Ravenna. Subito dopo il suo arrivo in Imola, si ebbe notizia in quella città, da Ravenna, che i malcontenti si disponevano a dirigersi sopra Imola per impadronirsi ad un tempo dèi tre Cardinali, mentre al tempo stesso, sarebbe comparsa (da Bologna) altra turba di faziosi per appoggiare quei di Ravenna. U Card. Amat, il quale aveva soltanto 800 uomini di guarnigione in Imola, avvisò il Card. Spinola, e gli chiese truppe.
Ma quest'ultimo, che non poteva indebolire la sua guarnigione, prima di tutto procurò impedire che sortissero di qui i malcontenti. Furono perciò chiuse le porte e ad ognuna posto un Commissario di Polizia onde respingesse tutte le persone sospette. Quando questi videro che era loro preclusa l'uscita, venticinque di essi si calarono con delle corde, giù per le mura, e presero la via d'Imola.
La corrispondenza seguita narrando le vicende della notte dell'8 settembre per con chiudere:
Il Card. Amat tornò allora con l'Arciv. Falconieri alla propria residenza. A quanto qui si dice si fecero vedere delle bande nei monti di Forlì, e presso Ferrara le cose andavano sullo stesso piede. Per lo innanzi il Governo Pontificio aveva un rilevante partito nella classe bassa; ora non vi è più molto da contare, mostrando i malcontenti di agire dietro un piano combinato per inquietare soltanto le Autorità, con una guerra di guerriglia, per se stessa insignificante, ma però atta a defatigare; così e da supporre che possano questi avvenimenti ripetersi ancora, ed alla fine si sarà costretti a ricorrere ad aiuto straniero.
Questa corrispondenza, tradotta in lingua italiana, fu mandata dalla Legazione di Bologna al Segretario di Stato, forse per timore che