Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <219>
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La vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 219
della politica europea contemporanea, specie l'inglese e la francese, bisognava conoscere, quanto più fosse possibile, tutte le carte del giuoco altrui per effettuare i disegni del proprio paese.
E clic non fosse agevole tenere le carte anche per la Sardegna, si accorse il Peloso, all'immediato domani della sua installazione nel Con­solato. Gli era stato ordinato di sistemare una vertenza fra il comandante il vapore sardo Proteo, che esercitava il cabotaggio fra Tunisi e Genova ed un ebreo Rabbi Mucchi Burgel. Questi, dopo avere stabilito un con­tratto con il capitano genovese per il trasporto di un forte carico di granaglie, aveva, per improvvise e infondate ragioni, disdetto quanto aveva fissato, avendo trovato chi il nolo gli aveva offerto a minor prezzo né intendeva risarcire il danno sofferto dal comandante del Proteo che, non avendo avuto il mezzo di trovare altri esportatori, si era veduto nella dolorosa condizione di partire a stiva vuota. Si era rivolto per il risarcimento de' danni alle autorità locali; aveva trovato orecchie da mercanti. Allora aveva domandato di accendere ipoteca sopra la pro­prietà dell'israelita: questi aveva dimostrato che egli non possedeva nulla, ma che i fondi, i quali apparivano suoi, erano in realtà proprietà di una sua nuora. Il Bey, cui il capitano del Proteo, era ricorso, si era dichiarato ignaro della vertenza e l'aveva rimessa al K asina dar, che, per essere sovvenzionato da Rabbi Mucchi, aveva rimandato alle calende greche la soluzione della vertenza. Il La Margherita aveva affidato al Peloso di ottener giustizia: ma il Console sardo, messosi di impegno, si era accorto immediatamente di dover urtare contro interessi palesi ed occulti, che non era agevole superare. E quantunque insistesse, si era veduto rimandato da Caifas a Pilato senza poter ottenere o la soddisfa­zione desiderata o una risposta che, chiarendo la situazione, gli avesse offerto la possibilità di parlar alto e di agire in conformità delle dispo­sizioni di legge.2) E aveva dovuto veder trascorrere tempo prezioso senza portar a compimento la vertenza, combattuto tra le insistenze giustissime del capitano genovese, la melliflua condotta delle autorità tunisine ed il diniego di Ahmed di intromettersi nella faccenda. Una propizia occasione, per affermarsi e conoscere ancor meglio l'ambiente, gli fu data dalla lotta de' battellieri italiani contro il più autorevole personaggio del commercio e degli affari tunisini, Ben Ayed. La dogana beycale aveva da tempo stabilito che le merci, provenienti dall'estero, fossero raccolte in un ampio baraccone, appena che erano state sbarcate
tyJu S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, toc, cit.T il Peloso al La Margherita, 17 ghigno 1843. *.*!