Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno
<
1941
>
pagina
<
225
>
La vertenza franco-sarda per Tunisi {1843-1844) 225
Non era però concepibile che di punto in bianco, senza una ragione, che desse apparenza di giustizia alle deliberazioni cbe si stavano maturando ai danni dei sudditi sardi, il Bey avesse voluto rompere gli ottimi rapporti, esistenti in quel volger di tempo fra la Tunisia ed il Regno di Sardegna. Questa ragione, onestamente, confessava il Peloso al La Margherita, riferendogli che, per l'ottimo raccolto verificatosi nei due ultimi anni, i commercianti liguri avevano fatto incetta di grani, richiamando alla Goletta non pochi legni battenti bandiera sabauda. Dovette ciò, da un lato, esser compiuto con scarso tatto, dall'altro, con tale conseguenza nen'equilibrio del mercato granario, da suscitare qualche preoccupazione. La quale poteva essere infondata, ma aveva offerto, a chi attendeva l'occasione propizia per attaccare il gruppo ligure in Tunisi, la possibilità di diffondere voci allarmiste sulle conseguenze, che, al vettovagliamento normale del paese, un simile procedimento aveva arrecato, destando nelle sfere governative la necessità di immediate provvidenze.
Il più efficace organizzatore della corrente allarmista era stato Ben Àyed. Il quale, abituato dal Reade e dal de Lagau a una piena libertà d'azione1) e ad essere da loro tenuto in tal conto da volersene cattivare il favore con doni, non poteva perdonare al Peloso lo smacco subito per la questione dei battellieri e non poteva concedere di essere soppiantato dai commercianti sardi nel mercato del grano, al cui monopolio da lungo tempo mirava. Egli aveva cominciato col diffondere, tanto nel mondo degli affari, come al Bardo, la voce che il presunto raccolto eccezionale dei cereali del 1843 era, in realtà, inferiore a quello degli anni precedenti, che la Reggenza correva, in seguito all'incetta de' Sardi, il pericolo di rimanere senza pane. Associando l'effetto di queste voci a un ampia corruzione degli ambienti ufficiali, ottenne di convincere Ahmed bey a dare un primo colpo agli interessi dei sudditi sabaudi, ordinando che le contrattazioni granarie avessero luogo solo nel pubblico mercato di Tunisi. In questo modo si impediva ai commercianti liguri di procurarsi la merce nelle diverse località dello Stato e li si danneggiava nel modo piò grave ed inatteso, essendo evidente che nella Kahaba non poteva convenire, u grano della Tunisia; e che, qualora fosse stato possibile il raceogliervelo, si sarebbero essi trovati, di fronte, francesi, inglesi, tunisini, contro di loro associati per impedirli nella loro attività. Inoltre il fatto, di dover comperare il prodotto nel mercato pubblico, li costringeva a pagare, all'appaltatore del diritto doganale, in Tunisi, una tassa non
i) SzRRfta J., op. 4M VP' 289, 290 scgg.