Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <227>
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-fl vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 227
credere da' prima a tali inattesi avvenimenti, dovette convincersi che sx trattava di cose serie, quando si vide rifiutare da un tunisino una piccola partita di orzo, in precedenza contrattata, per i suoi cavalli.*)
Fattosi consegnare dai mercanti liguri un pro-memoria, per dimo­strare la illegalità dell'arresto dei sensali indigeni eia somma dei danni, che al commercio granario apportava la tassa dovuta al Caid del mercato, si recò da Ahmed bey, per ottenere la liberazione degli arrestati e perchè restituisse, all'acquisto dei cereali, la libertà di un tempo. Il Bey rispose che dei sensali, suoi sudditi, egli poteva disporre come esigevano le leggi da lui emanate; condannati, per infrazione al regolamento, dovevano subire la pena meritata; quanto poi al resto della protesta, la trovava infondata, non volendo egli innovare, in alcun che, gli usi e i diritti, regolanti il commercio delle granaglie.2)
Il Peloso comprese che questa volta doveva combattere un avver­sario ben preparato ad affrontarlo, e che, attendendo più propizia occa­sione, dovevasi accettare la situazione e tacere. Consigliò, esperto com'era della vita orientale, i suoi liguri che cercassero di girare l'osta­colo; pagare al Caid della Kahaba il diritto doganale, per quanto alto esso fosse ed ottenerne una tacita acquiescenza per l'ulteriore acquisto delle partite di grano, che o fossero portate in Tunisi o si fossero, nella zona stessa del mercato, potute contrattare con produttori, venuti nella capitale del beylicato. 3)
Il La Margherita approvò la condotta del suo console, tanto per avere con dignità tutelati gli interessi dei sudditi sardi, quanto per aver loro suggerito una condotta prudente. Non dovevasi creare alcun osta­colo alla crescente penetrazione sabauda nell'Africa mediterranea e nell'Oriente, per non destare, sempre di più, la vigile attenzione del Governo francese ed inceppare così gli sviluppi politici ed economici che si attendevano da questa politica. Inoltre il savio statista sapeva che il Peloso, pur essendo uno dei più valenti consoli, non poteva esimersi da quella caratteristica dei suoi colleghi, che il Bismark chiamava mor­bus consularis, 4) si, che il piccolo mondo, nel quale trovavasi, acquistava ai suoi occhi il valore di un grande centro diplomatico. Suggerì, quindi, al Console, di esaminare con serenità la situazione, astenersi da ogni
i) A. S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, ;loc oit il Peloso al La Margherita, 16 settembre 1843.
2) ji. S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, ioc. cdt., il Peloso al La Margherita, 16 settembre 1843.
3) AL S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, loc. cit., il Peloso al La Margherita, 16 settembre 1843.
*) BULOW v. B., Memorie, versione italiana, Mondadori, Milano, voi, I, pp. 242.