Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <228>
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228 Eugenio Passàmonti
mossa avventata, continuare le migliori relazioni col Bey e, cattivan­dosi le maggiori simpatie, saper cogliere il momento opportuno per reintegrare il commercio dei grani nello stato primiero. Il Peloso, però, credendo di non potere cedere del tutto alla volontà degli elementi che al Bardo lavoravano ai danni degli Italiani, cercò di superarne le difficoltà, rivolgendosi a chi, se non come Ben Àyed, aveva, però, una larga 'influenza presso Àhmed bey. Al Baffo domandò che fosse resa la libertà ai sensali, arrestati per essersi messi al servizio dei commercianti liguri: ne ebbe l'assicurazione che il Reggente avrebbe accondisceso al suo desiderio: poco dopo gli furono consegnati gli ordini da presentare alle autorità giudiziarie.
Ma tanta condiscendenza doveva meravigliare il Peloso, e fargli sospettare che qualcosa essa dovesse celare, di poco accetto ai sudditi del Regno Sabaudo. L' 11 settembre gli fu trasmesso da un servitore del Raffo una circolare del Bey, con la quale era sospesa la esportazione delle granaglie all'estero, eccettuate quelle partite che già avevano otte­nuto il permesso di carico. Le ragioni del Principe erano, poco più, poco meno, le stesse che avevano ispirato le provvidenze sull'acquisto dei grani, fuori del mercato in Tunisi: il prodotto dei cereali era stato inferiore al normale, mentre gli accaparramenti dei commercianti sardi erano stati eccessivi sì da minacciare la carestia nel paese. Effetto immediato era stato un rialzo sensibile del prezzo dei viveri; ad arrestare una simile rovina altro rimedio non si vedeva che nell'impedire ogni esportazione di grano e di orzo. Per conciliare le necessità dei sudditi tunisini con gli interessi degli esportatori, si concedeva che potessero essere caricate le partite per le quali erasi ottenuto la tischera, il giorno precedente alla pubblicazione della circolare. 2)
Il documento beycale ledeva, non solo gli industriali genovesi, ma Io spirito del trattato del 22 febbraio 1832. Non solo si impediva la esportazione di un prodotto, per il quale erasi discusso, venendo spesse volte ai ferri corti, ma si applicava di colpo la proibizione, senza atten­dere i due mesi previsti nell'articolo sesto. Il Peloso convocò presso di sé i più notevoli'commercianti, lo Gnecco, il Calmarino, il Traverso, il PelufFo, il Cassanello, il Fedriani e chiese loro, quale fosse l'immediato contraccolpo,* che avrebbero risentito, e quali le loro attività che pare­vano avere provocato la disposizione beycale. Essi risposero che erano impegnati globalmente per una somma di quasi 250 mila lire, e che
') AL S. T.y Consolali Nazionali, voi. IV, loc. àt,, il Peloso al La Margherita, 16 settembre 1843.
*} A. 5. JT., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, loc. cit.