Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
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1941
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231
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La vertenza franco-sarda per Tunisi {1843-1844) 231
accomodare pacificamente il dissenso. H consigliere del Bey, da prima fece dire che non era in casa; poi, alle insistenze del console, Io ricevè, ma gli fece comprendere che la volontà del Reggente era ferma nel volere tutelare gli interessi del suo popolo. La maniera con cui era stato accolto, le ragioni esposte contro le sue richieste fecero perdere al Peloso ogni ritegno, e, dopo avere vibratamente difeso i diritti del suo paese e la dignità del suo Re, ordinò al Fasciotti di presentarsi al Bey per consegnargli la Nota. Però, disse al suo subordinato di tentare un'estrema via di conciliazione, prima di compiere un passo cosi gravido di conseguenze: doveva egli sforzarsi di convincere Ahmed di mitigare il disposto della circolare per i grani: di ciò si sarebbe, il console sardo, accontentato: si sarebbero salvaguardati gli interessi dei liguri, così compromessi dal disposto beycale, e la dignità del Reggente non sarebbe stata minimamente lesa, perchè una dilazione ed una mitigazione non volevano dire ritrattazione.
Il Fasciotti obbedì agli ordini del Peloso: invano cercò di condurre a miglior proposito il Bey: compreso che ogni fatica sarebbe riuscita inutile, presentò la Nota. La chiusa di essa lasciava aperta la possibilità ad una via conciliativa, ma la sostanza del documento era tale da sorpassare, forse, le attribuzioni del Peloso e da porre il Piemonte in una difficile condizione. Tornare indietro non si poteva: né era prevedibile quali conseguenze sarebbero derivate non solo nei rapporti sardo-tunisini, ma in quelli di Torino con Parigi, Londra e Costantinopoli, che con grande attenzione vigilavano quel che accadeva nella Reggenza. Di ciò si rese consapevole, più di tutti, Ahmed bey, che, per quanto sapesse con abilità destreggiarsi fra le grandi potenze, non aveva certo interesse ad accrescere il numero de' suoi nemici, né a complicare la situazione della Reggenza. La esperienza degli ultimi anni e ciò, che era avvenuto nella vicina Tripolitania, lo avevano reso edotto della necessità di non sollevare incidenti internazionali, che si sarebbero conchiusi a suo danno immediato. E, se egli accolse con dignità la comunicazione del Fasciotti, con la quale dichiaravasi di attendere, entro ventiquattro ore, una sua risposta alla Nota del 12 settembre, per conservare o sospendere le relazioni diplomatiche fra i due Stati, si affrettò a trovare una via di uscita dalla difficile situazione. Chi lo aveva consigliato, per immediati interessi, ad emanare la circolare per i grani, non poteva di buon occhio vedere il formarsi di uno stato di guerra, che avrebbe turbato il pacifico sviluppo dei traffici fra la Sardegna e la Tunisia.
Due ore dopo, Ahmed bey inviò al Peloso una lunga risposta al documento del 12 settembre. La sostanza consisteva nel dimostrare