Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
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1941
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234
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234 Eugenio Passamonli
possibile. E non poteva il Console sardo accettare di far la figura dei pifferi di montagna: non lo poteva per la sua dignità e per quella del suo paese. Mandò il Farina e il Fasciotti dal Raffo e gli fece dichiarare che non accettavano, perchè infondate, le discolpe del Reggente; se egli aveva veramente l'intenzione di giungere ad un accordo che conciliasse gli opposti interessi, lo dimostrasse con i fatti e non si limitasse a pure, teoriche affermazioni. *) E soprattutto i rappresentanti piemontesi dovevano insistere, affinchè il Bardo si convincesse che il Regno Sardo non avrebbe mai tollerato che, sotto qualsiasi pretesto, venissero violati patti solennemente firmati. Il Raffo comprese che questa volta non si poteva sperare di eludere, con vane parole, la richiesta del Console sabaudo: questi voleva soddisfazione completa. E poiché fortisssimi interessi locali impedivano che ciò si effettuasse, e d'altra parte un conflitto con il Regno Sardo non era la più desiderabile delle soluzioni, tentò di convincere il Fasciotti ed il Farina di non prendere troppo sul tragico la cosa. In fin dei conti, egli dichiarò, della circolare avrebbero dovuto lamentarsi anche i commercianti di nazionalità francese ed inglese: eppure i consoli di queste due nazioni avevano accettato il fatto compiuto e si erano limitati a domandare al Bey la tolleranza per un solo caso, che, in nulla, contraddiceva gli ordini emanati. L'acquiescenza del Reade e del de Lagau avrebbe dovuto, secondo il Raffo, convincere il Peloso ad accogliere, con eguale spirito di adattamento, la circolare beycale e compiere opera di persuasione presso i commercianti liguri.
Non a caso il Raffo menzionava al Fasciotti ed al Farina i nomi del Reade e del de Lagau; poteva ciò significare che né Francia né Inghilterra si sarebbero schierate al fianco del Piemonte in una eventuale vertenza con la Tunisia. Ma i due diplomatici non si lasciarono convincere, rimasero fermi nell'esigere dal Bey soddisfazione e riparazione.2)
La maniera forte parve dar ragione al Peloso; Ahmed bey, convintosi che non poteva più. oltre eludere le richieste del Console sardo, cercò aiuto presso la persona che riteneva più efficace per sostenere la sua eausa, e per piegare, eventualmente, la resistenza del Console sabaudo. Gli mandò il de Lagau. Questi espresse al collega il dispiacere che provava nel conoscere le polemiche che avevano avuto luogo in quei due ultimi giorni. Con abile tatto egli accennò al Peloso che non vedeva nella circolare beycale una vera e propria infrazione del trattato del 1832
) A.S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. XV, loc. cìt., il Peloso al La Mar* gberita, 16 settembre 1843.
W A. S. 2*., Consolati Nazionali, Tunisi, voi. IV, loc. eit., il Peloso al La Margherita, 16 novembre 1843.