Rassegna storica del Risorgimento

anno <1941>   pagina <243>
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Parole di Leonetto Cipriani, ecc. 243
PAROLE DI LEONETTO CIPRIANI AGLI UFFICIALI DELLE TRUPPE TOSCANE IN BOLOGNA M flHH (23 SETTEMBRE 1859) HHHj
Credo che anche l'opera di Leonetto Cipriani, quale Governatore delle Romagne. dal 2 agosto all'8 novembre 1859, attenda il suo storico sereno, imparziale, oggettivo. Un tale momento storico, d'importanza capitale per la formazione d'Italia, è etato visto e giudicato troppo affrettatamente e superficialmente. La documentazione, a volerla trovare, è ricca ed abbondante. A questo ho pensato, ritrovando, tra vecchie carte, conservate nel Museo del Risorgimento di Bologna, il discorso che fece Leonetto Cipriani il 23 settembre 1859, al ricevimento della ufficialità della Brigata Toscana, stanziata in Bologna, comandata da Luigi Mezzacapo. È di mano del Cipriani stesso. Stile rotto, secco, tagliente, quale s'addice ad un ufficiale. Che lo stile dia l'idea dell'uomo, ce lo dice assai bene il MASI, in Camillo Casarini e i suoi tempi.
Il discorso fu mandato al Monitore di Bologna, che lo pubblicò in prima pagina, prima colonna, il 23 settembre 1859, n. 87, dal Segretario aggiunto del Governatorato, Gaspare Finali, con la premessa, di suo pugno: Parole dette il 23 settembre da S. . il Sig. Cav. Colonnello Leonetto Cipriani Governatore Generale delle Romagne al rice­vimento della ufficialità della Brigata Toscana stanziata in Bologna, sulle quali sono state (al giornale, evidentemente), tirate quattro righe di traverso.
Son ben lieto, o Signori, rivederli dopo mólti anni di volontario esilio. Con loro indossai Vuniforme nel *48. Mi conoscon di vecchio. Si fece quello che si potè per essere utili in ogni modo alla patria. Se non riuscimmo fu colpa dei tempi. Fu la nostra infanzia nella vita pubblica. Siamo ora adulti, ammaestrati dall'esperienza. Deploro con loro non essere arrivato in tempo per prendere la nostra parte delle vittorie italiane. Ma una vittoria più grande dipende da noi. Conservare VItalia centrale fòrte, ordinata, finché VEuropa non la riconosca come parte del nuovo Regno d*Italia. L'impresa è grande, ma non al di sopra della saviezza politica che abbiamo dimostrato fino ad ora, e che loro tutti, ne son certo, faranno ogni sforzo per far trionfare.
H brano ci fornisce qualche esatto lineamento, non solo morale, del Cipriani.
Ma bisognerebbe ripercorrere tutte le innovazioni da lui portate, una per una, non solo dalle fonti edite, ma anche dalle inedite, e fare anche i debiti confronti pure con la stampa democratica e mazziniana, che lo attaccava e denigrava terribilmente; e si vedrebbe quale quantità di materiale, fecondo di effetti benefici, non tutti al Cipriani riconosciuti, ancora da considerare, nel suo giusto merito. Gli è che il Cipriani fu rispedito malamente; e di 11 la sbagliata fisonomia di lui e del di lui operato.
GIOVANNI MAIOI.I