Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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252
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252 Alberto M. Ghisalberti
usitalissimo (ah. se il De Quinccy l'osse vivo, che Uhro su un'altra delle belle arti !). ha mutilato i dispacci già dati dal Kovalevsky, ne ha omessi arbitrariamente alcuni, ha aggiunto di suo qualche orrore di data ed ha infiorato di banali commenti il suo testo. *' Per lai dalle preziose osservazioni dei diplomatici veneziani scaturiscono utilissimi insegnamenti pubblici e morali, se, addirittura, non ne salti fuori una pagina ancora ignorata della nostra storia ... Essi hanno scrìtto * una vera e propria storia, della rivoluzione francese in cui abbondano profezie e giudizi che il tempo si incaricherà di confermare ( que le temps s'est chargé de confirmer , aveva, purtroppo, già asserito il Kovalevsky...).
Miglior sorte hanno avuto i dispacci dei diplomatici genovesi, i quali furono pubblicati da G. COLUCCI (La repubblica di Genova e la rivoluzione francese, Roma 1902, 4 voli.) per il periodo 179417992) e da V. VITALE per quello antecedente (I dispacci dei diplomatici genovesi a Parigi, 17871793, in Miscellanea di Storia italiana, B. HI, voi. XXIV, Torino 1936). Non ci danno neppure essi la storia della rivoluzione, ma, come nota il Vitale, ottimo editore, ce ne forniscono un diario straordinaria mente esteso, un ampio giornale, che ci consente di seguire la preparazione e lo svolgimento degli avvenimenti e di conoscere l'animo, le preoccupazioni, i giudizi degli osservatori.
Sunti ed estratti di altre corrispondenze diplomatiche ci ha dato per il Piemonte F. LESTSII (Diplomatici sardi del periodo della rivoluzione, 17891796, in Miscellanea di storia italiana, s. HI, voi. XIX, Torino 1922). È anche questa un'utile raccolta di informazioni e di impressioni di testimoni e di attori, che da Parigi, da Vienna, da Berlino, da Londra gli ambasciatori sardi mandano a Vittorio Amedeo IH e al suo ministro de Hanteville. I brani pubblicati dal Lemmi giovano a farci conoscere i rapporti della monarchia sarda con la Francia rivoluzionaria. Dapprima a Torino, come altrove, si credette ad un ringiovanimento della Francia e dei suoi istituti rappresentativi, poi, senza rendersi conto delle ragioni che li provocavano, si ebbe paura del disordine e della violenza. La Francia cessava di essere un fattore importante nella politica internazionale, mail Piemonte preso tra la cupidigia austriaca e la propaganda giacobina, non riusciva a salvarsi. Assalito dalla Francia dovrà darsi in braccio all'Austria, contrastando con le proprie tradizioni antiaustriachc per seguire gli interessi e la coscienza antirivoluzionaria.
Anche D. OLMO (La rivoluzione francese nelle relazioni diplomatiche di un ministro sardo a Roma, 1792-1796, Milano 1915) ci offre documenti piemontesi: i dispacci dei cavalier Clemente Damiano Priocca col de Hauteville, utilissimi non solo per conoscere l'eco della rivoluzione in Italia, ma anche per rendersi conto del complesso lavorio diplomatico provocato dagli eventi francesi nella penisola.
Lo stesso OLMO ha studiato le corrispondenze dei ministri di Parma a Parigi (La rivoluzione francese attraverso i rapporti dei diplomatici parmensi, in Archivio storico per le Provincie parmensi, 1930), nelle quali sono notevoli singolari interpretazioni illuministiche sui primo sviluppo della rivoluzione, come quando, dopo la presa della Bastiglia, II de Virieu affermava che la rivoluzione offriva da ogni punto di vista i caratteri del secolo della filosofia e dell'amanita.
1) Ved. La Cultura, febbraio 1935, Rassegna Storica del Risorgimento, marzo 1935.
2) Al Colutici si devono anche / cast della guerra per V indipendenza d'America narrati daWAmbasciatore della Repubblica di Genova presso la corte d'Inghilterra, Genova 1872, 2 voli.