Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <267>
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H LIBRI E PERIODICI
CARLO CALCATERRA, II Parnaso in rivoltai Milano, Mondadori, 1940-XVHI, in 8, pp. 319. L. 30.
Quest'opera insigne, premiata al 1 concorso della e Fondazione Edoardo Agnelli di Torino, porta agli stadi della nostra letteratura un vitale contributo.
L'indagine che si è proposta il Calcaterra (indagine condotta con dovizia di dot­trina saldamente fondata) è del massimo interesse: entrar nel vivo di quello che nel Seicento era detto il genio del secolo, veder direttamente nelle opere più importanti che cosa fosse l'anima in barocco, mostrandone gli aspetti positivi e negativi, parti­colari ed universali, e in diretta correlazione con i risultati interiori raggiunti ricercare le nuove posizioni assunte, tra il dissolversi della vecchia cultura, dall'autibarocco, le cui formulazioni estetiche, attraverso polemiche e contrasti spesso vivaci, prepararono il terreno a mano a mano alla grande rivoluzione del Romanticismo.
Vediamo di fermare almeno le linee essenziali del libro, cosi denso e complesso, ma cosi attraente e vario: vivida raffigurazione di un secolo, il più caratteristico, forse, per le sue prosopopee sfrontate e i suoi inganni, per i suoi orpelli e le sue miserie, per i suoi grandi e vani pensieri.
La vecchia storiografia, provenendo da altri orientamenti spirituali, lasciò del tutto nell'ombra le aspirazioni e le forme dell'arte barocca: essa, in particolare, con­siderò il marinismo come un'arte-gioco, come un'arte ridotta a un puro esercizio di stile. Senza dubbio il marinismo giunse a dilettazioni verbali e si giovò del linguaggio come di un mirabile caleidoscopio; ma questo non fu che un aspetto, il più superfi­ciale, di quel fenomeno.
Che concezione ebbe della vita il Marino ? La più immediata: quella offerta dai cinque sensi, ch'egli riguardò come i capisaldi di ogni coscienza: tutto preso dalla fasci­nazione della vita sensoria, fidente innanzi tutto nella conoscenza sensibile, egli ritenne le impressioni visive, olfattive, uditive, gustative e tattili la fonte quintuplice di tutte le attività dello spirito. Anche il suo atteggiamento di fronte alle dottrine filosofiche e religiose del suo tempo dimostra con prove innegabili che il senso lirico del suo modo di conoscere era interamente afrodisiaco. Nessuna gnoseologia potrebbe essere più extracristiana di quella del Marino, anche se egli nell'Adone tenti di professarsi cristiano; anzi, tutte le volte che nel poema cristianeggia si ha come per urto improvviso l'impres­sione che egli incorra in una strana contraddizione, in una falsità stilistica, più opaca e più pesante del consueto. Né di ciò si cura il poeta, il cui poema è tutto intessuto di siffatte ambiguità e differenze morali; incapace di superare l'empiria sensoria, privo di affetto lirico, egli non si preoccupa che di cercare nelle sovrapposizioni, nelle fioretta ture, nei giuochi e artifici d* immagini, nelle stravaganze verbali e concettuali un illu­sorio valsente alla mancanza di quella imponderabile logicità fantastica unificatrice che e insita nell'ispirazione generale di ogni vera e grande opera d'arte. Sarebbe però errore grave credere il linguaggio cangiante e mutevole del Marino e dei marinisti una bizzaria oziosa e ingiustificata, un frollamento improvviso di ali capricciose che inse­guono, a zig-zag metafore, antitesi e bisticci, pur di mostrar stravaganza. La nuova forma stilistica fu l'espressione di una nuova singolare condiziono spirituale di un'epoca; fa il tentativo, fra le strutture barcollanti del vecchio mondo, di conciliare l'inconci­liabile, di dire l'indicibile, poggiando sull'unica realtà ancora rimasta all'uomo, cioè il piacere dei sensi. Una perplessità interrogativa è entrata nelle anime dinanzi alla vecchia concezione peripatetica-scolastica e dall'incertezza in cui i medesimi spiriti vengono a trovarsi per le nuove posizioni scientifiche e filosofiche: il barocco è la nuova