Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <269>
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Libri e periodici 269
nostra rinascimentale, divenne pertanto la gius Li lutazione teorica del neoclassicismo che con il Salvioli ed il Parini, con gli oraziani estensi, col Mazza, con il Monti sembrava alzarsi come pianta fiorente sugli arbusti ormai deboli e cadenti dell'Arcadia.
Un pericolo però insidiava alle radici l'arte del bello ideale, l'accademismo, che è gelo di vita ulteriore entro forme compassate e convenzionali, cioè il più scolastico di tutti i manierismi. Di ciò si accorsero il Milizia e il Bettinelli che, spiriti vivi e risen­titi, si diedero a cozzare a tutt'uomo contro l'imitazione spenta, contro i copiatori ser­vito, contro l'ammanierato, convinti che senza anima non vi può essere bello ideale. Ma i precetti antiaccademici del Bettinelli, del Milizia, del Galeani Napione e degli altri neoclassicisti non sono ancora preannunzi romantici: l'imitazione che disdegnano i teorici del bello ideale è ben diversa da quella cui si contrappone il romanticismo. L'artista entro quell'arte estetica appare, si, un creatore, ma in virtù di un'originalità, di una immaginazione,di un genio che si rivelano con un'imitazione trascendente, che disdegna quella gretta, meschina, comune che era invalsa nelle accademie, ma che è pur sempre, a sua volta, essa stessa imitazione. E a quali forsennati controsensi con­duceva l'estetica del bello ideale, applicata a fil di logica, provano i vituperi con cui il Milìzia negava Michelangelo e i compromessi con cui il Bettinelli e il Galeani Napione Limitavano la grandezza di Dante. Tuttavia tanta fu l'attrazione della dottrina che l'Alfieri stesso, che, come uomo era un groviglio di impulsi individualistici e di ribellioni istintive, come scrittore considerò prova di valentia avvicinarsi con lo studio e la disci­plina alla bellezza greca; e gusto cosi vivo poneva nell'idolcggiarc il bello greco che nella donna stessa cercava greca fronte e considerava che dall'immagine greca della bellezza a quella divina non vi fosse che un trapasso spirituale, dalla sembianza terrena a quella celeste. Ma il trasporto e il furore del suo animo lo spingevano più oltre, ai poeti che avevano fantasia e originalità espressiva, perchè sentiva che nessun Limite può essere segnato agli scrittori: non è vero (egli affermava) che il tutto sia già stato detto e che le regole e gli esempi siano tutta l'arte. Ora, questa della più alta libertà fu la via del tutto naturale per cui Dante, Michelangelo, Shakespeare al principio dell'Ottocento uscirono d'improvviso dalle penombre dell'arte barbara; fu la vita interiore, per la quale il pensiero inquieto, soffocato dal Bettinelli, che possa esservi arte viva e bella senza lo stile dell'antico Parnaso, prevalse all'improvviso sulla regola del bello ideale e mostrò che ispirazione e forma ricevono dall'intimo, e non dall'esterno, vita e calore. Siamo al romanticismo. Le questioni dell'accademismo e dcU'antiaccademismo quali erano discusse entro le mura delle scuole caddero di per. sé, come posizioni insostenibili, perchè la poetica sta solo nell'anima, non nelle norme, nei modelli, nel conformismo*
Tale, in rapida sintesi, l'ampio quadro tracciato con singolare maestria, con scal­trita esperienza critica, con freschezza e nitore di stile da Carlo Calcaterra, da cui attendiamo, poiché non gli manca a ciò né il sapere né l'ingegno, quella storia non este­riore, ma intima, del nostro Ottocento letterario, di cui non possediamo invero, per
ora, che lodevoli ma scarsi frammenti.
MAHINO CIRAVEGNA
CESARE SPBUANZON, Storia del Risorgimento e dell'unità d'Italia. Volume quarto: Dall'inizio della guerra del 1848 nell'alta Italia all'armistizio di Sitloseo, con oltre 750 illustrazioni nel testo. Rizzoli e C, Milano, 1938-XVI, pp. 1008.
Il turbinìo sollevato dallo guerra italiana del 1848 fu tale e tanto che non sempre si riesce a coglierne esattamente il filo. Ed è giusto, perchè, non sempre, filo ci fu. Grande fu l'onda di sentimento; e le notizie più contraddittorie si accavallavano, si succedevano, si intrecciavano, così che non è possibile cogliere e distinguere la verità, che fu, poi, una sola; un grande popolo, tutto In sobboLlimento, dal Piemonte alla Sicilia, con in corpo i fremiti di indipendenza e di unità, col proposito generale di