Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <270>
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270 Libri, periodici
cacciare oltr'Alpe i nomici esterni, di ridurre all'impotenza i nemici interni, di vincere le sommosse e la battaglia, accesasi sopra più fronti, e, con la volontà decisa che l'Italia ritornasse nei suoi confini naturali, circondata dai suoi mari, anch'essi fatti liberi, e dal! Alpi, e, nell'interno, tutta stretta ed unificata. Questo grande movimento e questo grande sommovimento forma la materia, trattata dallo Spellanzon, con mano vera­mente esperta, con acutezza non comune, con un dominio dell'argomento singolare, con una capacità di coordinamento e di fusione, come può fare solo chi è fortemente allenato, e si sente spalle da ciò, e non le rifiuta alla fatica. Grosse questioni, come quella dell'esercito pontificio del generale Giovanni Durando, e dell'altro, composto di volontari, del generale Andrea Ferrari, quella dei limiti assegnati alle loro azioni,, dei contrattempi, delle molteplici controversie, pob'tiche e diplomatiche, sono esposte, dallo storico, e seguite attentamente. E che cosa dire delle concorrenze, concomitanze e divergenze, tra gli eserciti piemontese, pontificio, napolitano, e il suon d'armi che echeggiava d'ogni porte ? E che cosa della guerra, dichiarata in nome di Pio IX, mentre questi n'era contrariato, e stava, prudente e accorto, tra l'Austria e i popoli italiani tutti in iscompiglio e quelli dello Stato pontificio non meno vogliosi di menar le mani dei Piemontesi, dei Lombardi, dei Veneti... ?
Dopo aver esaminata la posizione difficile del Pontefice e dello Stato romano, Io Spellanzon tira una conclusione apprezzabile, giusta e onesta, come la seguente (p. 201): nessun monsignore, nessun cardinale, nessun papa nemmeno poteva far sì che la Santa Sede rinnegasse se stessa, e che da Roma papale s'alzasse schietta ed aperta una voce capace di proclamare la libertà e l'indipendenza e l'unione d'Italia: per la contraddizion che noi consente. Le incertezze del Papa, dei ministri laici, del ministro delle armi Aldobrandino l'opera dei circoli politici, dei giornali, dei tribuni popolari, delle deputazioni; gli ondeggiamenti, le spinte in avanti e gli arretramenti; le maree di popolo che montavano, che indietreggiavano, che tornavano ad accaval­larsi, numerose e tumultuose: tutto è rappresentato, come sopra una scena, movi­mentata, attraente ed anche quasi pauroso, perchè già si presente che non si sapeva con quali forze si movevano, quale era la compattezza, dove sarebbero andati a finire. Oh anno de* portenti, oh primavera de la patria, oh giorni, ultimi giorni del fiorente maggio, oh trionfante suon de la prima italico vittoria, che percoteva il cuore fremente degli italiani!
Lo Spellanzon tende a collocare Pio IX nella sua vera posizione, ed a presentarlo nella sua vera luce, lungi dal Pio IX irreale, dal Pio IX promotore e animatore della rivoluzione italiano, liberale e nemico dell'Austria, come altri ho fatto, nel passato. Ricorda come gli atti e le parole del Popò non avevano veramente mai autorizzato queste speranze, non avevano mai consentito queste supposizioni; come, nella allocuzione del 29 aprile, il Papa dichiarava di non volersi porre a capo di una repubblica italiana: e non diversamente egli aveva parlato a Pellegrino Rossi, il 26 agosto 1846, quando disse a U'ambascia toro di re Luigi Filippo, ch'egli non aveva altra preoccupazione a 11'in fuori della prosperità dei suoi Stati, e ch'era utopia pensare ad una Lega italiana, di cui il Papa sarebbe stato capo: né le trattative dell'autunno 1847, promosse dalla Santa Sede, e concluse a Torino con la firma di preliminari, diretti alla formazione di uno Lega fra gli Stati italiani, potevano dirsi in formale disaccordo con tale affermazione del Papa; e nemmeno la ripresa del negoziato per lo Lega, nel febbraio del 1848, inutilmente con­tinuato fino all'oprile successivo, permette di cogliere in contraddizione quella prima parola del Papa; e il 14 marzo 1848, concedendo il Papa una Costituzione ai suoi figli, era andato ben oltre i suggerimenti introdotti nel memorandum delle Potenze nel 1831, non per questo egli poteva essere obbiettivamente fatto segno ai fulmini dei retrivi, che l'accusavano di avere favorito e protetto la rivoluzione, oppure a quelli dei liberali e dei patrioti, che, dopo il 29 aprile, non avrebbero esitato ad accusarlo di averla tradita, ìnquantochè il Papa consenti a dare hi Costituzione che tutti gli altri Principi M italiani avevano concessa (anch'essi trascinati a forza, là dove non mai avrebbero