Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <272>
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di stabilirò e stringere delle associazioni, che avrebbero servito alla difesa dei comuni interessi. Sono appunto quelle associazioni cbe furono chiamate e artes o univer-sitatcs le prime di artigiani, le seconde di mercanti , e che con termine più moderno si chiamano corporazioni . Le loro origini si legavano certamente alla tradizione romana non mai del tutto spenta nei secoli dell'alto Medioevo, ma nuova ne era senza dubbio l'esigenza e la base economica.
Queste corporazioni, il cui scopo economico essenziale era di mantenere l'equi­librio tra la produzione e il consumo, si svilupparono al massimo nel periodo comu­nale: che fu periodo di economia chiusa, di tendenziale e necessaria autarchia locale, di piccoli centri dove lo slancio produttivo doveva trovare un equilibrio, cioè un limite. Ed acquistarono anche forte potere politico, specie nelle città Ubere esem­pio tipico Firenze , del quale furono però private dal Principe nel periodo signorile, in quel processo di livellamento politico che si compi, in Italia, tra il Tre e il Cinque-cento. Restarono perciò, le corporazioni, come organizzazioni di mestiere; e s'andarono sempre più trasformando in circoli chiusi, rappresentanti di interessi professionali, sempre più monopolistici e privi di quello spirito d'iniziativa che aveva fatto la loro grandezza.
Quando, con l'allargarsi dei confini politici, con lo stabilirsi delle forti monarchie nazionali, con il moto economico impresso dalle Monarchie assolute riformatrici, l'economia chiusa dell'artigianato cede il posto all'economia aperta capitalistica e l'artigianato cede il posto all'impresa; allora comincia la lotta contro le corporazioni, che sono combattute come contrarie allo sviluppo dell'industria e del commercio, come ostacolo alla libertà del lavoro ed alla prosperità degli affari.
La battaglia contro le corporazioni, che si inizia nella prima metà del secolo XVIII, è tra i più caratteristici movimenti di quel secolo, ed è uno degli aspetti più notevoli della lotta della nuova borghesia contro i monopolii e le limitazioni che, residui di un passato già morto o morente, si oppongono al suo libero sviluppo: ed è nel più vasto quadro di questo movimento fondamentale per la civiltà moderna, che quella battaglia va vista. La lotta della nuova borghesia contro i residui feudali sboccherà in Francia nella grande rivoluzione: Turgot, che combattè i privilegi delle corporazioni, non riuscì però ad abolirle.
In Italia, invece, le corporazioni ebbero fine prima della Rivoluzione francese, nel corso del Settecento, almeno in alcuni degli Stati: in Toscana, in Lombardia, a Venezia; più tardi, invece, negli altri Stati, economicamente e socialmente più arretrati: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio, il Piemonte. Il moto contro le corporazioni s'iniziò a Venezia, dove il loro maggior esclusivismo, la loro maggiore prepotenza e rigidità le rendevano meno sopportabili; e l'ordine cronologico di quei provvedimenti nei vari Stati è anche un indice del punto di avanzamento economico cui gli Stati erano giunti, e può. essere materia di riflessione per lo studio di quel punto nei vari Stati alla vigilia dell'inizio del moto per l'Unità d'Italia.
Cosi morirono in Italia le corporazioni, che avevano avuto molti secoli di vita fiorente ed avevano per molto tempo adempito ad una funzione economica importante nella società precapitalistica, ma che erano divenute, nel scc. XVIII, inutili e dan­nose: e tuttavia ad una parte almeno di quelli che erano i loro compiti si dovette provvedere in. qualche altro modo, dopo che le corporazioni furono finite: voglio dire per quella porte della loro attività che aveva avuto uno scopo di beneficenza, cioè costituzione di dote alle figlie dei matricolati, distribuzione di sussidi agli infermi e alle vedove, assistenza ai soci ammalati. La mancanza di associazione o di organi che provvedessero a questi campiti necessari soprattutto nel ceto operaio, fu sentita fortemente; e quando l'economia italiana e non solo quella italiana, natu­ralmente cominciò ad avviarsi decisamente verso una forma capitalistica (ciò che avvenne, specialmente nell'Italia settentrionale, nella prima metà del secolo scorso); tra le altre richieste che la stampa liberale levò per U miglioramento delle