Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
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1941
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pagina
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276
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276 Libri e periodici
dall'Elba che è un bel documento sulle crisi di coscienza da cui l'oncst'uomo fu preso al ritorno in Francia di Napoleone ; e la conferma della tesi del Ruini, che nega la partecipazione del Corvetto ad una presunta congiura italiana per richiamare Napoleone dall'Elba e metterlo a capo di un pacifico Impero italiano, conferma che la Venturini può dare sulla base di testimonianze offerte dalle lettere studiate, e dalle quali arriva alla conclusione che, se la congiura ci fu ed ora qui non è il caso di entrare in merito alla polemica , chi vi partecipò non fu Luigi Corvetto, che ne fu anzi completamente ignaro, ma forse il fratello Benedetto, uno spostato assolutamente amorale che diede sempre molti pensieri e molto da fare all'economista genovese.
Oltre queste lettere, che ho notato come un piccolo nuovo complemento alla biografia del Corvetto, niente di nuovo: e nel complesso, come ho detto, il volume è un gran mare dove si perdono queste poche gocce.
PAOLO ROMANO
GIOVANNI QUARANTOTTI, U Processo per alto tradimento Bennatir-Quarantotto ; Trieste, Tipografia Giuliana, 1939-XVTII, pp. 27 s. p.
Almeno un cenno merita questo opuscoletto, che, con la scorta di preziosi particolari inediti e di documenti finora sconosciuti, si propone di far piena luce sa di un episodio accaduto a Capodistria il 2 giugno del 1878: episodio non ancora a sufficienza chiarito, ma tuttavia molto notevole perchè offre, tra l'altro, la prova di quali fossero allora le condizioni politiche interne dell'Austria.
Il Bennati e il Quarantotto, studenti universitari da più anni stretti in intima amicizia, avevano progettato, a sfogo del loro giovanile entusiasmo patriottico, una dimostrazione irredentista per il 2 giugno, festa dello Statuto, ricorrenza che, per il suo eloquente significato storico e politico, fu sempre cara in modo particolare ai corifei dell'irredentismo, ma altrettanto ostica e invisa alle autorità governative e austriache. La dimostrazione doveva consistere nell'affissione di proclami patriottici e nell'innalzamento di una bandiera tricolore nel piazzale del Belvedere: impresa, questa, certamente ardita e di non facile esecuzione. I due giovani affissero i proclami alla porta del Monte Gtrisoni; ma non poterono eseguire per intero il loro progetto, perchè si accorsero della presenza, a breve distanza, di un gendarme che aveva tutto l'aspetto di stare in agguato. Infatti 51 giorno 6 essi furono arrestati e rinchiusi nelle carceri inquisizionali annesse all'I. R. Giudizio Distrettuale di Capodistria. L'istruttoria procedette con rapidità veramente eccezionale: ultimata essa verso i primi di luglio, la I. R. Procura di Stato di Trieste, impersonata in questo caso dal Sostituto Procuratore di Stato dottor Ferdinando Schrott, funzionario zelante e pratico delle cose istriane, credette di poter elevare contro i due inquisiti la grave accusa di alto tradimento, ai sensi dell'art. 58 del Codice penale austriaco. Con molta aria di circospezione e di mistero il Bennati e il Quarantotto nella notte dal 14 al 15 di luglio furono trasferiti alle carceri criminali di Trieste, ove rimasero per un mese; la sera del 15 agosto, sotto forte scorta, furono fatti partire olla volta di Lubiana, dinanzi alla cui Corte di Assise doveva essere tenuto il pubblico dibattimento in loro confronto. .A chiedere che una Corte d'Assise diversa dalla triestina fosse delegata a giudicare i due giovani, come dimostra l'A., ora stata la I. R. Procura di Stato di Trieste; né ci vuol molto a capire quali motivi avessero determinato tale richiesta, quando si pensi come fosse allora politicamente scottante e infido all'Austria il terreno anche a Trieste. Ma la delega del dibattimento a un tribunale diverso da quello che sarebbe stato competente a giudicare j due imputati interessò alla loro sorto un numero sempre maggiore di persone e diede origine ad una infinità di commenti, di discussioni e di sospetti; ciò che mise in allarme e in pena lo stesso Presidente provinciale della Corniola, il quale credette in dovere d'informare il Presidente del Consiglio dei ministri austriaci e Ministro interinale dell'interno principe Auersporg della sua provisione dell'esito