Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <277>
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Libri periodici
negativo del processo per la situazione politica locale e per la buona scelta che i due giovani avevano fatta dei loro difensori andandoli a cercare proprio tra i capi dei due partiti nazionali lubianesi. Non è il caso di seguire qui l'A. nella diffusa narrazione dello svolgimento del processo, particolarmente interessante specie per l'atteggiamento assunto dalle autorità giudiziarie e politiche austriache che, messe sulla via giusta dalla denunzia insospettabile del gendarme, sapevano che il fatto, di cui il Bennati e il Quarantotto erano accusati, essi l'avevano realmente commesso e ne volevano perciò dura ed esemplare condanna. Per ottenerla nulla lasciarono d'intentato, e poiché le prove testimoniali difettavano, ci fu persino e ne dà precisa documenta­zione l'A., chi cercò di ricorrere a mezzi non perfettamente legali. II dibattito ebbe momenti di alta drammaticità; ma in grazia soprattutto del sistema di difesa, tutto imperniato sulla negativa, i due giovani furono assolti. In loro favore avevano votato compatti i giurati sloveni.
In nessuna circostanza forse, come in questa, gli sloveni della Corniola si dimo­strarono tanto mal disposti a fare da tutori dello Stato austriaco e tanto restii a giudi­care patriotti italiani sottratti per ragioni politiche ai loro giudici naturali. Gli è che, come ben nota l'A., proprio in quegli anni, sotto l'incalzante influsso degli avvenimenti internazionali, si era notevolmente riacutizzato, massime nei territori adriatici orien­tali, il movimento separatista degli italiani rimasti sudditi dell'impero austriaco. E tra gli slavi meridionali vigeva ancora (i tempi di poi mutarono e con esso gli uomini) un resto della nobile tradizione che aveva così spesso riunito nel campo delle idee e anche su quello di battaglia i più accesi e i più degni tra coloro che, sudditi del possente e vigilante impero asburgico, anelavano alla libertà della propria patria e della patria altrui.
MAKESO CIOAVEGNA
. VOLPE, Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1914-1915); Milano, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 1940, in 8, pp. 269. L. 20.
L'intervento dell'Italia a fianco dell'Intesa nella guerra mondiale del 1914-1918 costituì un avvenimento di capitale importanza non solo nella storia della guerra ma anche, e forse maggiormente, in quella del nostro Paese. Questo intervento però non avvenne immediatamente* com'è noto, per un complesso di cause diplomatiche, poli­tiche e sentimentali più che militari, ed in quei mesi di attesa, che videro il progressivo distacco dell* Italia dalla Triplice Alleanza (distacco potenzialmente iniziatosi all' inizio del secolo cogli accordi italo-francesi del 1900 e del 1902) apparve chiaramente come nell'opinione dei più e dei migliori l'alleanza contratta nel 1882 cogli Imperi Centrali non fosse mai penetrata profondamente nella coscienza del nostro popolo e fosse rima­sta in piedi più per virtù di atti di governo che per spontanea adesione di masse. Nei nove mesi che vanno dall'agosto 1914 al maggio 1915 fermentò nell'Italia non solo la coscienza che dovesse compiersi l'opera interrotta del Risorgimento, ma si forgiò seriamente, per la prima volta, una coscienza nazionale diffusa in profondita. Tale evento, incompreso da molti luminari della cultura e da molti caporioni della politica ufficiale, costituì veramente il primo passo verso la storia di un' Italia nuova, non solo perchè attraverso il sacrifìcio e la dura lotta che stava per aprirsi creò un ponto al di sopra delle forze particolaristiche ancora sussistenti (il che non deve sorprendere se BÌ pensa ai numerosi secoli di disunione e di lotto e se si pensa che la fusione dei singoli Stati era avvenuta in momenti quasi eccezionali, per il concorso di forze interne quali­tativamente rilevanti ma quantitativamente scarso o, almeno, non numerose, e con il concorso di circostanze esterne estremamente favorevoli) ma anche e soprattutto perchè la gioventù italiana del tempo, col suo impeto e col suo spirito nuovo rovesciò la vecchia mentalità refrattaria al senso dell'eroico ch'era stata dominante nel periodo successivo a quello dell'unificazione, battè in breccia gli spiriti timidi sfiduciati ed
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