Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <315>
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La vertenza francosarda par Tunisi (18431844) 315
U La Margherita, quindi, volle veder chiaro nella faccenda aia per ac­certare la somma delle responsabilità del Peloso, sia per verificare quanto di vero fosse in queste recriminazioni, ben conoscendo la mutabilità della umana natura. Questi stessi reclamanti avevano, il 15 settembre, dichia­rato al Peloso la loro completa adesione, quando questi aveva loro esposto il primo esito della vertenza col Bey e ne aveva domandato il parere.
Affidò ad un esperto, il Baratta, di indagare in Genova, come risul­tasse, da dati di fatto raccolti negli ambienti commerciali e bancari, che si fossero svolte le cose. Furono udite testimonianze e consultate corrispon­denze private tra le case Gattarno e Viale, di Genova, e i negozianti liguri in Tunisi, Vignale e Cassanello. Risultò che negli ambienti degli affari di Tunisi si pensava da molto tempo all'accaparramento del commercio granario, pur sapendo di venir meno agli obblighi imposti dal trattato del 22 febbraio 1832. Il Vignale, infatti, cognato del Raffo, era stato da questo avvertito al momento opportuno, ed aveva potuto, col Cassanello, a lui strettamente legato nelle forti speculazioni di cereali, accelerare l'im­barco delle partite acquistate a un prezzo ragionevole. Però non meno chiaramente si potè dedurre che il Peloso aveva tenuto un contegno poco prudente. Il divieto dell'll settembre 1843 era stato comunicato a tutti i consoli: quelli di Francia e di Inghilterra avevano domandato la concessione di uno speciale provvedimento per le quantità di grano, che i loro compatriotti avevano contrattato; ed avevano ottenuto il relativo permesso di esportazione. Era vero, per altro, che pochi erano i commer­cianti in cereali, francesi ed inglesi, e che gli interessi loro erano limita­tissimi e, quindi, erano ristretti, nello spazio e nel tempo, gli eventuali danni. H Peloso, invece, erasi impuntato sulla violazione dei trattati ed aveva così pregiudicato qualsiasi accordo. Certo, nella pubblica opinione degli europei abitanti in Tunisi, l'acquiescenza del De Lagau e del Reade era stata giudicata sfavorevolmente, mentre la rihelHone del Peloso aveva raccolto la maggioranza dei suffragi, che l'orgoglio di razza erasi sentito offeso dalla mancanza di riguardo al diritto delle genti, compiuta dal Bey: ma si sarebbe potuto conciliare l'uno e l'altro fatto, del rispetto alla legalità e della salvaguardia dell'economia usando minore intransigenza. Inoltre, secondo il rapporto Baratta, il Peloso aveva esagerato il com­puto dei danni da risarcire: egli, molto basandosi su relazioni interessate, li aveva calcolati a circa 250 mila lire, mentre un esame più sereno li ridu­ceva ad un sesto. Il Bardo evidentemente si era preoccupato di una somma cosi notevole, mentre avrebbe ceduto per una di molto inferiore. J
J) A. S. T Consolali Nazionali, voi. IV, inserto III, il Baratta al La Marghe­rita, 10 novembre 1843.