Rassegna storica del Risorgimento
1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
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1941
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339
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La vertenza franco-arda per Tunisi (1843-1844) 339
ammettere che Austria si associasse a Francia nell'abile politica, che questa ultima aveva svolto presso Rifaat pascià per la faccenda tunisina. Bastava a render difficile la situazione, al Piemonte, l'attività della monarchia orleanista che voleva partita vinta contro Torino, contro Costantinopoli stessa, la quale preoccupavate, di tanto in tanto, per le sue intenzioni imperialiste, contro, specialmente, Londra. Questa, stando ad osservare lo svolgimento della vertenza, si riservava di intervenire al momento opportuno, per trarne il suo maggior utile, con il generale consenso.
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Fatto consapevole della realtà della situazione, il Pareto volle esplorare le intenzioni degli ambasciatori inglese e francese in Costantinopoli ed incaricò il Tecco di recarsi da loro, raccomandandogli di usare la più abile diplomazia: non entrare nell'argomento, se essi non gliene avessero fatta parola; far valere le ragioni del Piemonte, se avesse compreso che o dall'uno o dall'altro si fosse voluto difendere tanto il Bey quanto l'operato di Rifaat pascià. Il 1 febbraio stesso, in cui la nota turca era stata consegnata alla Legazione sarda ed a quelle di Francia e di Inghilterra, il Tecco andò dal Bourquenay, sulla cui attività ricadeva, per massima parte, la responsabilità di ciò che era avvenuto. Fu accolto con una frase, che dinotava, come si volesse dar straordinario peso all'accaduto e, quasi, si compiangessero gli Stati Sardi dello stato di cose in cui si erano venuti a trovare. E poiché il Tecco mostrò, da prima, di non sapere quali fossero gli affaires extrémement graves, cui accennava il De Bourquenay, questi
Comment replicò ne seraient pas efles graves, puisque nous vcnons de reee-voir, ainsi que l'Ambassadeur d'Angleterre, une cotniuunicatùra officieDe de la décla-ratiou ména ante que la Porte a du vous adresser aujotud'hui rélativcment a votce différend avec Tania*
HTecco-non potendo più eludere l'attesa del Ministro di Luigi Filippo, volle ridurre immediatamente la cosa alla sua reale natura, sfrondandola di quell'artificiosa soprastruttura della quale l'aveva rivestita, a bella posta, il suo interlocutore. Gli fece osservare che trattavasi di una dichiarazione fatta verbalmente, tale da lasciar completo adito al Governo di Torino di dare tutte le delucidazioni, atte a dissipare ogni allarme sopra gli intendimenti suoi verso il Bey: lo accertò che speravasi fermamente di risolvere la questione nella maniera pacifica più desiderabile. Né, aggiunse, dovevasi dal Governo di S. M. Sarda dare troppo peso