Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <340>
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340 Eugenio Passamonti
a' procedimenti del Divano perchè erano pur sempre gli stessi, adoperati in precedenza, con altre nazioni, le quali avevano conseguito ciò che volevano, senza troppo preoccuparsi di ciò che dal Bosforo si era detto e minacciato. Data così una efficace lezione al rappresentante della potenza, che più. di ogni altra aveva seguito questa norma politica verso la Turchia negli ultimi anni, il Tecco aggiunse essere convinto che, in ogni modo, Costantinopoli non sarebbe ricorsa alle armi, anche nel caso estremo che il Piemonte, per vincere la ostinazione del Bey, avesse dovuto servirsi dei mezzi più convincenti.
Il Bourqnenay, che, obbedendo alle istruzioni ricevute dal Guizot, doveva far intendere al Tecco che la faccenda tunisina era a cuore più alla Francia che alla Turchia stessa, replicò di sperare in una soluzione pacifica, perchè, se si fosse dovuto ricorrere alle armi
soli gourvernement ne (aurait) pu s'abstenir de s'interposer pour empécber Ics hosti-lités qui (auraient) pu avoit des conséquences très graves, en amena nt une flotte turane et par suite une escadre francaise dans Ica eaux de Trans.
In ogni modo, egli avrebbe usato di tutta la sua influenza per dissua­dere la Sublime Porta dal fare uscir la sua fiotta da' Dardanelli; ma per far ciò: comptait sur la modération des pretentions et des démarches (sardes) . Equivaleva ciò, da un lato, ad una proposta di mediazione, dall'altro, ad un avvertimento che la Francia non avrebbe tollerato che il Piemonte si mantenesse di fronte al Bey, nella linea di condotta, che la sua dignità gli aveva suggerito fin dal primo momento. E il Tecco, che sapeva come, a tutti, fuor che alla Francia, il governo del Re di Sar­degna ai sarebbe rivolto per una mediazione o per averne consigli di moderazione, fece intendere al Bourquenay che Torino non poteva oltre­passare il limite delle concessioni già fatte al Bey: ma che alle estreme conseguenze, da tutti deprecate, non si sarebbe certamente giunti se si fosse convinta la Sublime Porta a non intromettersi nella vertenza.Ji)
Dopo aver detto al Ministro francese, che, se il suo Governo era in realtà animato da intenzioni pacifiche, abbandonasse tanto il premere sul Divano quanto l'incitare Ahmed bey nella resistenza, e soprattutto si rendesse consapevole che gli Stati Sardi non avrebbero piegato di fronte a qualsiasi ingiunzione, il Tecco se ne andò dal diplomatico inglese. Egli sapeva che la Gran Bretagna, come era stata al fianco del Piemonte, per la questione orientale, negli anni precedenti, così non gli sarebbe mancata in un momento, in cui trattavasi di poter dare una lezione alla
') A. T.r Lettere Ministri, Porta Ottomana, mazzo Vili, il Tecco al Lo Margherita, 4 febbraio 1844.