Rassegna storica del Risorgimento

1843-1844 ; DIPLOMAZIA ; FRANCIA ; TUNISI
anno <1941>   pagina <347>
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La vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 347
comunicate al Pareto, calcolando l'atteggiamento che avrebbe assunto la Sublime Porta, gli aveva prescritto di trincerarsi, contro qualsiasi attacco di Rifaat pascià, dietro un prudente riserbo, rispondendo ad eventuali note e reclami che egli non si poteva pronunziare, mancando ui apposite istruzioni. Doveva riaffermare il diritto degli Stati Sardi di ottenere piena soddisfazione dal Bey; insistere sulla volontà di pace, ma non nascondere che il Piemonte non sapeva spiegarsi perchè, proprio in questa vertenza, l'Impero ottomano avesse voluto intervenire come parte lesa e trasformare una semplice e limitata questione, più econo mica che politica, in una vertenza internazionale ed in un'aspra contesa fra due Stati, vissuti fino a quel momento nella più perfetta concordia.
U Pareto si attenne a queste norme. Comprese però che il compito di pacificare gli animi non doveva essere facile, che a sua conoscenza era come e quanto, dallo stesso Console turco in Genova, si fosse esagerata, travisata la verità, riferendo al Divano che una squadra sarda era par­tita da quel porto, in assetto di guerra, per Tunisi. E, ad acuire contro il Piemonte la somma di prevenzioni ed ostilità, era giunta la visita fatta dal Canning al Ministro degli esteri turco, comunicandogli che da lord Aberdeen erano state inviate istruzioni al Reade per convincere Ahmed bey della idea di pagare le indennità ai negozianti sardi, anche se il Foreign Office riconosceva, fino ad un certo punto, giusto il diritto del Bey di venir meno al trattato del 1832. Per quanto in Costantinopoli si fosse più propensi a Londra che a Parigi, v'era pur sempre chi faceva notare che la condotta inglese in questa faccenda peccava di parzialità per il Governo di Torino; ed è agevole comprendere che ciò non contri­buiva a calmare le acque, agitate, da chi non voleva che la questione fosse risolta favorevolmente per il Regno Sabaudo e, con aumentato prestigio, per il Regno Unito.
U 24 febbraio Rifaat pascià rivolse al Pareto invito di recarsi da lui: vi si recò il Tecco. Appena Io vide, il Ministro ottomano gli chiese la ragione dell'invio della San Michele nelle acque di Tunisi, quando nulla, nel frattempo, era accaduto che avesse potuto dar motivo ad un simile provvedimento. La stampa europea dava a questa mossa un valore tale da contrastare apertamente con le dichiarazioni replicatamente fatte dalla Legazione sarda, di preferire, a tutte, una soluzione pacifica della vertenza. Il Tecco rispose che siffatte notizie erano di natura tendenziosa: Rifaat pascià, se avesse volato conoscere come stessero le cose, altro non doveva fare che leggere quello che aveva, in proposito, stampato la Gaz* zetta Piemontese, la quale smentiva tutte le voci allarmiste diffuse sulle intenzioni del Piemonte e sull'invio della San Michele. E, fatto osservare