Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <356>
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356 Emilia Castiglione Morelli
martorizzare uà individuo, lo attaccano boccone su di una macchina di legno, detta cavalletto, la quale è cosi fatta, che il corpo del paziente vi resta curvato e con la schiena in su; dopo di averlo posto in tal modo cominciano a sfogare sa di lui tutta la loro ira tiranna, e non contenti di bastonarlo e di fargli le più orrende sevizie, le mille fiate arrivano perfino a comprimere tutte le parti più delicate del corpo, su quelle stillando la pece bollente, talché un pover'uomo, se pure giunge con il corso degli anni ad uscire dai guai, resta sempre affetto da perniciose fistole. Ma il più bello si è che un uomo dopo aver patito tanti infami martiri, ed infine dichiarato innocente, volesse ricorrere al governo contro i gendarmi, allora si potrà dirsi perduto, perchè il governo invece di dargli ragione, non tralascerebbe di punirlo severamente. E ciò avviene perchè in Napoli e Sicilia, un alto ministro, fa tutto ciò che gli talenta, ed essendo stato anche egli gendarme, ed in atto essendo il vero padrone di Napoli e Sicilia, protegge a spada tratta la gendarmeria, credendo forse di vedere in ognuno dei nobilissimi membri che la compongono, un suo vecchio camerata. *)
Più odiata era la polizia per i suoi bassi adepti, gli uomini di fidùcia, che il popolo a disprezzo chiamava feroci, per le loro azioni. Questi avevano una misera ricompensa, e talvolta quasi nulla, quindi era naturale che, dovendo sostentarsi e tener casa, moglie e figli, si davano ad ogni reo mestiere, e stendevano la mano in tutte le occasioni, ed erano feroci nell'esigere il denaro, senza badare ad altro che a giovare se stessi, e trarne il maggior lucro possibile, anche convinti che ciò che facevano fosse contrario a ogni legge umana e divina.
Altro strumento della polizia furono i passaporti. Essi rappresenta­vano delle torture per i disgraziati, che anche non dovendo intraprendere lunghi viaggi, ma allontanarsi per brevi assenze dall'abituale residenza, erano costretti a munirsene. L'aver ottenuto un passaporto col con­sueto invito alle autorità di lasciar passare e di prestare assistenza, molte volte non significava nulla; perchè i passaporti e le successive vidima­zioni dei vari uffici di confine portavano segrete e ingegnose indica­zioni per segnalare le persone sospette di liberalismo o di mene rivolu­zionarie; onde l'ingenuo, che, fidando nel valore del documento, credeva di poter andare tranquillamente pei fatti suoi, si vedeva invece seguito* spiato, impedito e qualche volta respinto senza poter trovare una ragione a questo singolare trattamento, così poco in armonia con le solenni commendatizie del passaporto che gli era stato rilasciato dopo tante peripezie. E cosi, quando si credeva sicuro d'intraprendere il viaggio e raggiungere lo scopo che si era prefisso, si vedeva preclusa la via, ed era costretto a ritornare indietro nonostante le sue proteste, salvo poi ad incarcerarlo se si veniva a scoprire che fosse un emissario di questo
*) ARCHIVIO ni STAIO ni NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 234, v. 4 (1840). In questo lavoro ci serviremo esclusivamente delle carte di polizia, delle quali spesso riprodurremo anche le espressioni tipicamente ingenue.