Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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357
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Mazzini e la polizia napoletana 357
o quel partito, che molestava la pace e la tranquillità dei governi. In tal caso veniva perquisito, e tutte le carte di cui era latore cadevano nelle mani della polizia che obbligava 1* infelice con le parole e, se queste non bastavano, con le torture, a rivelare il nome di colui che gli aveva dato il tale incarico, e i nomi degli altri congiurati. E cosi una tale rivelazione dava loro agio di conoscere persone compromesse nelle vicende politiche, e di spiarne le azioni. Quando si veniva a sapere il segreto della congiura, il Governo si metteva all'opera con l'energia di chi è minacciato da un supremo pericolo. Le case l) erano perquisite, e se si venivano a scoprire stampati della Giovine Italia, considerata mostro 'infernale, i possessori erano imprigionati, e poco dopo i loro Hit*i amici, gli uni e gli altri isolati da ogni contatto. I volti, i moti, l'inquietudine, il pallore, la mestizia insolita, diventavano argomento di carcere. Mentre al di fuori delle prigioni era detto ai parenti, e agK amici degli imprigionati che si stessero tranquilli, perchè li avrebbero rivisti dopo non molto tempo, all'interno cominciavano scene terribili per indurre i sospetti a dichiararsi colpevoli. Ogni cosa che l'odio aiutato dalla più profonda scienza del male può suggerire, era posta in opera per ottenerne confessioni; con gli uni la corruzione, con gli altri la menzogna sfrontata; con tutti prima o dopo il terrore. E si ponevano sotto i loro occhi testimonianze con firme false, in quell'ora di turbamento supremo. Per gli altri, dai quali non volevano che la confessione della loro partecipazione alla congiura, ricorrevano allo spionaggio delle prigioni. S'introducevano vicino ad essi falsi cospiratori, i quali sorprendevano ogni momento di abbandono o di disperazione per estorcere informazioni volute. Per ogni individuo si creavano nuove torture, tutte ugualmente ignobili, codarde, feroci. L'imminenza d'una fucilazione veniva annunziata, sotto la prigione dello stesso condannato, da un pubblico gridatore. Di fronte alle prigioni d'un altro, nello stesso corridoio, si poneva un amico dell'imprigionato, che, mutata stanza, lasciava il prigioniero in balìa delle più tristi congetture possibili; ed allora una scarica di moschetti, indizio certo della sorte dell'amico, veniva a ferirgli l'orecchio.
Appena il Mettermeli ebbe consapevolezza della gravità della congiura mazziniana del 1833, inviava ordini rapidi e segreti ai rappresentanti austro-ungarici in Svizzera e Francia, per afferrare tutte le fila della cospirazione nei suoi centri maggiori, e cercava di incitare il Governo sardo ad ottenere dagli inquisiti le più importanti rivelazioni.
U AIW.HTVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero Polizia, csp. 447, v. 401 (1851).