Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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359
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Mazzini e la polizia napoletana 359
Mazzini nella sua piena attività. La lotta contro la disgregazione e la difficoltà dell'organizzare centri diversi e tendenze varie, e la scarsezza di denaro e la necessità degli armamenti, tatti problemi giganteschi che solo una mente ciclopica come quella del Genovese poteva affrontare e superare, l'Accursi brevemente, ma nitidamente riferiva al cardinale Bernetti. È certo che la polizia era servita a dovere. Ed il Del Carretto il 17 maggio 1834 scriveva all'intendente del Molise :
La Giovine Italia che fa spavento dapertutto, dopo la grottesca spedizione e le viltà commesse in Savoia, è caduta la sua maschera, e tutto il liberalismo è disingannato avvilito e corso, per così dire, sotto terra, a noi attualmente muove invece il riso. Tutti i suoi passi fatti per gettare ancora di appiglio e tenuta in qnesto paese, ci sono noti; noti ci sono i tentativi, le manovre, le più occulte, e che mano mano sempre più ci giun-gono a cognizione, dopo che si è riuscito per prodigio ad avere un filo di spionaggio e di rapporti sicuri nel sinedrio di direzione ali* Estero. *)
Non una mossa, non un pensiero del Mazzini rimaneva occulto per mezzo di questo e di altri informatori; e la notizia con la celerità del vento veniva trasmessa a tutti gli uffici, diramando circolari agli intendenti di tutte le province. Non un mazziniano scampava dalla prigionìa o dalla condanna inflittagli dai tribunali; non un colloquio avveniva fra i profughi, fosse anche il più appartato, non un abboccamento di questi con il capo della Giovine Italia, senza che ne fosse consapevole il Governo, con una precisione ed un ricchezza di particolari sorprendente davvero. Il servizio di spionaggio per conoscere ogni movimento settario non durò poco tempo, anzi si protrasse a lungo e ne abbiamo esempi anche nel 1854.
Non bastando i mezzi per scoprire tante trame e soffocare tanti moti, la polizia insidiosamente mascherava da congiurati i suoi emissari, contraffaceva lettere, ne indagava le pratiche, le seguiva e giunte a maturità di prova, le palesava e puniva. Non inventava congiure, ma, potendo spegnerle sul nascere, le ingrandiva, mossa da due stimoli pun-gentissimi: timore e vanto. Quando la trama era scoperta, gli emissari, poco prima congiurati, si trasformavano in accusatori e testimoni; le lettere ricercate o contraffatte, in documenti. Si componeva il processo, e i giudici scelti secondo le occasioni, giudicavano. Punivansi uomini rei, ma la reità era incitata e promossa. Ferdinando II poteva sorvegliare che la moralità non venisse calpestata, nei teatri specialmente, ma non poteva impedire che gli eccessi del suo governo divenissero
i) ARCHIVIO ni STATO DI NAPOLI, Ministero degli Estori, busta 4729.