Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <360>
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360 Emilia Castiglione Morelli
fonti inesauribili dì illeciti guadagni. Passaporti, licenze e permessi in genere, ecco la materia di lucro. Innumerevoli sarebbero gli aned­doti a tal riguardo. Eccone uno. Gli studenti di Calabria e Basilicata prendevano la ferrovia a Nocera, nella cui stazione, andando a Napoli, i viaggiatori dovevano passare per una porta innanzi alla quale era piantato un feroce, il quale sapendo appena sillabare, doveva far l'esame dei passaporti. Chi era avvezzo a simili controlli insieme al passaporto metteva cinque grani o un carlino nelle mani del birro, il quale senza aprire la carta, dichiarava tutto in regola. Ma chi non conosceva l'uso, andava soggetto a un comicissimo interrogatorio. Il birro fingeva di leggere, ma squadrava con aria indagatrice lo studente e poi pun­tando l'indice della mano destra sul passaporto gli diceva: Questo non è il vostro naso, questi non sono i vostri occhi e così conti­nuava minacciando, finché quello, comprendendo il latino, non lasciava scivolare il carlino o il tari nelle mani del feroce, che ripiegato il passaporto, lo rimetteva al titolare con le parole camminate, tutto è in regola . *)
Senza tener conto dei bassi agenti, la città di Napoli aveva un numero elevato di commissari, ispettori, viceispettori e cancellieri e, secondo Antonio Scialoja, la polizia della sola città di Napoli e casali costava all'erario circa 100.000 ducati, somma allora ben considere­vole. Naturalmente, in tale somma erano comprese le così dette spese segrete per lo spionaggio.
Anche sulla polizia borbonica si aggravarono poi le tinte, consi­derandola emanazione di governo assoluto, concorrente a peggiorare l'ambiente essendo trista, arrogante, malvagia, padrona della libertà e della fama dei cittadini.
CAPITOLO II. I LA POLIZIA A CACCIA DEL MAZZINI
Mazzini fu per la polizia borbonica un vero spettro. Questo mostro infernale, questo capo demagogo, come appunto essa lo chiamava, incuteva timore; bisognava quindi sorvegliarlo da per tutto, conoscere ogni suo piano, perchè ogni sua parola, ogni suo scritto, poteva costare serie complicazioni, turbando la pace e la tranquillità dei governi.
i) DE CESABE, La fine d'un Regno, voi. I, p. 163.