Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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361
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Mazzini e la polizia napoletana 361
Le lettere, le circolari, i dispacci telegrafici che si saccedevano ogni giorno, e talvolta due, tre nel medesimo giorno, secondo l'importanza della notizia da comunicare, erano cose veramente sorprendenti. E se talvolta le notizie erano false, il più delle volte avevano un fondo di realtà, alquanto alterata, per il timore che destava un tal personaggio. Le notizie fornite dall'esame di tali carte, ci rivelano l'attività grandissima di Mazzini, fornendoci anche i più minuti particolari delle sue peregrinazioni e di ogni suo piano. *)
Certo nell'esercizio dell'apostolato egli fu instancabile; né si trova nella storia il ricordo di altri uomini che abbiano spesa tutta la vita nel preparare simili trame, tendenti ad un altissimo fine. Fu ammirato perciò da uomini maturati nelle avversità della vita, anche nutriti di condizioni diverse. Ecco infatti le parole di Giuseppe Garibaldi pronunciate in un brindisi il 17 aprile 1864, a Mazzini ormai vecchio: 2)
Vi ha un nomo che ha reso i più grandi servigi al mio paese e alla causa della libertà. Quando io ero giovine, e sol pieno d'aspirazione, ho cercato un uomo che mi consigliasse e guidasse i miei giovani anni: l'ho cercato con l'ansia con cui Tasse* tato cerca la fonte che lo disseti. Ho trovato l'uomo; lui solo ha conservato il fuoco sacro, lui solo vegliava quando tutto il mondo dormiva. Egli rimasto sempre amico mio, pieno d'amore per il suo paese, pieno di devozione per la causa della liberta. Quest'uomo è Giuseppe Mazzini.
Thomas Carlyle parlando di Mazzini diceva:
Ho avuto l'onore di trattare Mazzini per una serie di anni e qualunque sia la mia opinione della sua intelligenza e abilità, io posso ben uberamente attestare innanzi a tulli gli uomini che egli (il solo che avessi mai veduto) è un uomo di genio e virtuoso, un uomo puramente leale, umano e di nobile animo, uno di quelli uomini rari dei quali disgraziatamente se ne contano ben pochi al mondo, degni di essere chiamati moralmente martiri, i quali in silenzio piamente nella loro vita odierna, intendono e praticano quanto sotto titolo si comprende. Nulla io conosco e nulla desidero conoscere delle democrazie italiane e delle pene della Giovine Italia, degli estranei imperatori austriaci a Milano, o dei poveri chimerici papa a Bologna; ma un'altra cosa io ben so, e posso qui pubblicamente dichiarare essere un fatto concernente lui ed essi: fatto che tutti noi che abbiamo motivo di far commentare intorno al sig. Mazzini ed ai suoi affari, possiamo prendere come guida a nuova chiarezza, e non a maggiore oscurità. 3)
*) BOLTOK KING, Giuseppe Mazzini, Firenze, Barbera, 1903; J. WHITE MAAIO, Della vita di Giuseppe Mazzini,, Milano, Sonzogno, 1908; G. SALVEMINI, Pensiero religioso, politico e sociale di Giuseppe Mazzini* Messina, Trimarani, 1905; E. SOLMI, Mazzini e Gioberti, Milnno-Ronia-Nnpoli, Albrighi e Segati, 1913; Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini, Imola, Goleati, 1907 e segg.
2) RINAOUO C. Il Risorgimento italiano, Torino, Olivero, 1910, p. 218.
3) La lettera del Carlyle al Times, viene così riferita in ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLT, Gabinetto di Polizia, esp. 1309, v. 42 (Chelsca, 18 giugno 1844).