Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1941
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pagina
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366
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366 Emilia Castiglione Morelli
liberamente. Perciò si cercava di gettare semi rivoluzionari in Ungheria, in Boemia, nel Tirolo e in Galizia per aver così nuovi proseliti al momento della rivolta. Tutto sembrava pronto secondo i disegni di Mazzini e cosi verso la fine di dicembre 1853 scriveva1) alla Congrega di Parigi essere tutta l'Italia anelante per un cambiamento e pronta a dare la mano a quei pochi fuorusciti che dalle Alpi, spinti dal bello amore di patria, venivano col ferro ed il fuoco a voler prima di tutto distruggere, per poi risanare le profonde piaghe da loro cagionate. Da tutte le parti d'Italia Mazzini era sollecitato a dar mano alla rivoluzione italiana; gli animi erano ovunque disposti, dispostissimi nel Piemonte principalmente;
Un tentativo qualunque in Savoia produrrebbe un grande incendio, quindi non si perda più tempo, si incominci ciò cbe un giorno doveva seguire dietro il movimento di Napoli, cioè si entri con quegli uomini che sono pronti, in Savoia, si proclami la rivoluzione italiana; risponderà certamente la Savoia ed il resto del Piemonte, risponderà anche Napoli. Le truppe che sono in Savoia o non resisteranno o passeranno dalla parte dei rivoluzionari. Dalla Svizzera stessa fatto il primo passo si avranno uomini che correranno con gì insorti, altrettanto sarà dei Francesi confinanti, perchè questo non deve essere che il segnale, il rimanente verrà in seguito; ma il momento è bello, favorevole, non si lasci sfuggire.2)
In conseguenza di questo era stato stabilito di operare. Ramo* rino si doveva portare 3) alla testa di quelli che dovevano e potevano entrare in Savoia con 700 uomini fra Polacchi, Italiani e Svizzeri. Si mandava fuori, un proclama per tutta Italia. Si cercava di marciare tosto per Chambéry. Si diceva che una gran parte delle truppe erano state guadagnate e si sarebbero unite al corpo d'invasione. Intanto si chiamavano alle armi i patrioti savoiardi e così si poteva scendere in Piemonte, ove il nome di Ramorino e le pratiche farebbero risolvere gran parte delle truppe ad agire coi rivoluzionari. Questo movimento reso clamoroso con tutti i mezzi, farebbe anche accorrere i Francesi confinanti, in modo che si potesse avere un sufficiente numero o per combattere dell'esercito piemontese, la porzione dissidente, o se si fosse unita, incontrare i Tedeschi. Tutto ciò dipendeva dal primo moto in Savoia. Saputosi questo movimento, Napoli doveva
J) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero degli Esteri, busta 4729.
2) Scritti editi e inediti, voi. V, p. 420. Il brano citato che trovasi in ÀiiCHmo m STATO DI NAPOLI, Ministero degli Esteri, busta 4729, è alquanto diverso d a II* originale.
3) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Ministero degli Esteri, busta 4729. G. DB Srvo, Storia delle Due Sicilie, Roma, Salvinoci, 1863, voi. I; E. SOLMI, op. ciu, la cui narrazione in proposito è concorde alle carte di polizia da me consultate.