Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <372>
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372 Emilia Castiglione Morelli
Non erano passati che pochi mesi, quando una nuova agitazione poneva in. guardia la polizia. 11 12 giugno 1841 si veniva a scoprire la trama d'una cospirazione ordita dagli esiliati, il eui scopo infame era di fare una discesa nei dintorni dei confini degli stati di S. M. e quelli di Roma, per portare il movimento insurrezionale nelle province degli Abruzzi, ove i cospiratori dovevano avere intrighi per cominciare l'esecuzione del loro orribile progetto. Tale intrapresa doveva esten­dersi su differenti punti dei regni vicini, e principalmente doveva concentrarsi sul litorale est della Penisola, da dove la spedizione doveva intraprendere la navigazione.*) Gli individui che avevano ordita una simile trama per fare sollevare l'Italia, erano ufficiali com­promessi negli affari della penisola italica, costituivano, secondo il racconto della polizia, ciò che v'era di più criminale e di più peri­coloso per i troni e per la società. Secondo un primo piano i cospira­tori dovevano sbarcare all'imboccatura del Tevere, e poi andare su Roma, ove i complici dovevano facilitare loro il modo d'impadronirsi delle fortezze e dell'arsenale, e procurare i mezzi per l'acquisto del materiale di guerra e di munizioni necessarie, operazione che essi crede­vano facile per la piccola difesa di questa capitale. Tale piano non sem­brava opportuno, e adottarono invece quello di sbarcare nei pressi di Terracina, per penetrare in seguito negli Abruzzi, ove i rivoluzionari speravano di trovare una forza da 12 a 15 mila montanari, abituati alle guerriglie e pronti a marciare su le capitali per propagare l'insurrezione. Questa spedizione doveva essere composta di 4 o 500 ex ufficiali venuti da Londra, Lione, Marsiglia, Malta, Algeri, Lisbona, e da diversi punti della Penisola, che si dovevano imbarcare a Gibilterra e sulle coste del levante di Spagna, sopra dei bastimenti per navigare verso i detti con­torni di Terracina. I cospiratori avevano giurato di fare ogni sforzo permettere in esecuzione il loro criminale disegno che era quello di solle­vare l'Italia, e non aspettavano altro che ricevere i fondi necessari per il noleggio dei bastimenti.
Ma il piano era così mirabilmente ordito e quasi ultimato quando Luigi Pacchiarotti, nativo di Voghera, che faceva parte dei rivolu­zionari, allettato dall'oro, rivelava ogni cosa alla polizia, anzi propo­neva anche il modo per fare fallire il piano, cioè consigliava ai Governi d'Italia di allestire dei bastimenti su questi si sarebbe recato lui stesso ed altri per operare il trasporto progettato su Terracina, ivi le forze
J) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, H1.. ', v. 5, p. 12, t. ì :(1841).