Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <379>
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Mazzini e la polizia napoletana 379
he la sua opinione era contraria ai desideri degli altri, spingeva i suoi dipendenti a coadiuvare la causa, e mandava fogli in altri punti per inci­tare tutti alla rivolta, che doveva aver luogo in Italia verso la fine di marzo o principio di aprile. Il 29 febbraio, coinè affermava la polizia, ') Mazzini si recava a Parigi, e i rifugiati italiani riprendevano animo e vigore, sicuri ormai del prossimo scoppio del moto nell'Italia. Ferve­vano i preparativi da ogni parte. S'importavano da Saint Etienne e Marsiglia 4000 fucili e munizioni, e si spedivano per la Corsica e per Algeri, insieme a botti ripiene di liquido o di altro genere esente da dazio, per eludere la vigilanza della dogana. Sorprendendo una lettera, 2* la polizia veniva a sapere che Mazzini in Londra, aveva fissato defini­tivamente la settimana santa, per dar principio in Roma e nella Roma­gna alla nuova impresa di sollevare l'Italia e che egli stesso in persona si sarebbe recato nel mese di marzo, passando per Marsiglia, a Corfù e a Malta, onde insieme al noto e attivissimo capo settario N. Fabrizi, concertare le ulteriori disposizioni per promuovere la rivoluzione, e stare più vicino alla scena della medesima, anzi intervenire personal­mente sul luogo, se essa avesse promesso successo. La rivoluzione era prossima, e dato che dallo Stato Pontificio doveva propagarsi per Napoli, Aquila, Chieti, ecc., Michelangelo Vizioli, informato da Pier Luigi Paolucci, ribollente settario, rivelava 3> per la seconda volta alla polizia, che diversi emissari si erano messi in giro per gli Abruzzi, per combinare gli affari. E così anche questa volta il piano mazziniano, così abilmente tessuto doveva fallire. Infatti, non appena gli emissari mazziniani, riferivano sempre tutto pronto, e l'accordo perfetto per muoversi tutti, e tutti ad un tratto, ecco che la situazione era già mutata, ora non erano pronti i Siciliani, ora non erano pronti i Calabresi, questi volevano esser certi che i Napoletani mazziniani avessero coo­perato. I Romagnoli poi, aspettavano che il moto del Napoletano princi­piasse, e i Napoletani volevano che il primo segnale del moto partisse dalla Sicilia. Insomma mancava quell'accordo, quella sicurezza della coo­perazione degli altri, che avrebbe dovuto essere invece il fondamento. E cosi quei moti rivoluzionari si spegnevano senza arrivare alla mèta. Ma in ognuna di quelle scintille gli esuli credevano di vedere l'inizio del grande incendio. L'Italia appariva loro in una visione fantastica, anelante del loro stesso ardore. Vittime di tale miraggio furono i fratelli. Bandiera. Essi figli di un ammiraglio, durante le lunghe navigazioni
i) ARCHIVIO ni STAVO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 1309, v. 30.
2) ABCHXVIO DI STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 1309, v. 13, p. Z.
3) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp, ld5'2,. v.l:, p. 2.