Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1941>   pagina <381>
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Mazzini e la polizia napoletana 381
vi erano truppe, perchè colà ne affluivano da tutti i punti del Regno, anzi pochi mesi prima dell'accaduto, un decreto reale aveva messo le Calabrie sotto la legge marziale. I rifugiati, quindi, non furono bat­tuti e sconfìtti dal popolo, ma da guardie urbane, gendarmi e truppe appartenenti al 2 battaglione dei cacciatori, come si rilevava dalle ricompense accordate col reale decreto del 18 luglio.
Fallito il moto del 1844, Mazzini non si scoraggiava, 2) anzi inci­tava i capi settari a confortare i vari rifugiati italiani, e fare loro dimen­ticare la tragica fine dei fratelli Bandiera, spargendo voce che i comi­tati della Giovine Italia erano stati accresciuti fino al numero di 17, e che in essi prendevano parte uomini importanti e molto influenti nella Penisola. Egli desiderava tentare un nuovo piano per turbare l'ordine delle cose in Italia. Una cospicua somma di denaro era pronta in Lon­dra per l'esecuzione. 3) Esso doveva effettuarsi nello Stato Romano, e Ribotti, noto rivoluzionario, chiamato all'uopo da Valenza, era stato eletto capo del moto. I luoghi designati per la trama erano Imola fino ad Ancona. Il forte di questa città avrebbe dovuto essere consegnato per tradimento della guarnigione agli insorti, i quali avrebbero dovuto subito dopo, marciare sopra Roma, ove si erano fatti diversi prepara­tivi; infatti 14.000 scudi erano nelle mani dei cospiratori per guadagnare alla loro causa un maggiore numero di truppe. Il comitato della Giovine Italia aveva grande sicurezza nella riuscita del nuovo tentativo e aveva preso da Londra, ove era Mazzini, tutte le misure di precauzione che rite­neva necessarie per assicurare il trionfo della causa. A Chieti, per esem­pio, *) si cercava che tutte le cariche pubbliche e specialmente il comando delle guardie urbane, fossero assegnate a persone del partito, e ogni volta che vi era un capo urbano di cui non ci si poteva fidare, si cercava di farlo destituire, eleggendone uno della setta. Se venivano scoperti durante le loro riunioni segrete, non si lasciavano arrestare, ma oppo­nevano resistenza essendo superiori di forze. La polizia naturalmente sorvegliava, e con i mezzi segretissimi di cui sapeva servirsi, dal dottor
uujia i uuzia axaavia ai ouuu ai napoli, incartamento uei utiiciu uuuuiwo -LU-TO, incartamento di P. Boccheciampe); ritengo perciò inutile il dilungarmi; ora vedi anche L. CAHCI, La spedizione e il processo dei fratelli Bandiera* Modena, Soc. Tip. Modenese, 1939.
2) ABCHIVIO ni STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 1521 (gennaio 1845).
8) ARCHIVIO PI STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 2512, v. 2 (settembre 1845): Nozioni di alta polizia sui conati rivoluzionari contro l'Italia.
*) ABCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Gabinetto di Polizia, esp. 1452, v. 18 (febbraio 1846).