Rassegna storica del Risorgimento

FARINI DOMENICO ; ROMA ; MUSEI
anno <1941>   pagina <386>
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Emilia Moretti
Se lunghe e qualche volta noiose erano le sedute alle quali il Presidente doveva assistere, c'era anche chi cercava di alleviare scherzosamente la sua fatica. Fra le diverse strofe che troviamo, scegliamo queste due, la prima anonima ma forse del Cavallotti, la seconda dal Cavallotti firmata.
Come ci accende gli animi, come ci rende vispi La gagliarda parola del vulcanico Crispi Michelangelo sambra che faccia un gualche abbozzo Con quella sua parola incisiva,., a singhiozzo Egli è grande, eloquente,., eloquente d'avanzo... Ma, dico, non sarebbe Vara d'andare a pranzo ?
Signor che il verno temperi per Vagnellin tosalo, Che mandi le rugiade pél fiorellin del prato, Che Vali apposta fabbrichi pei vaganti uccellini, Fa due polmoni apposta pel povero Farini !
Domenico Farmi era veramente amato dai parlamentari italiani. La sua figura morale era altissima, il suo disinteresse e la sua imparzialità ben noti: e non era facile condurre le discussioni, in quello scorcio di secolo che vide alcune delle più drammatiche e violente sedute del nostro Parlamento. Se la corrispondenza è molte volte laconica, miniera di notizie è il diario che Domenico Farmi cominciò nel 1891 e continuò fino alla morte, diario che presto daremo alle stampe. Esso forma il documento fondamentale di questo archivio. Per illustrarlo, oltre alla corrispondenza, Farini conservò ritagli di giornale e stampati vani, materiale prezioso perchè il ritrovare i brani citati sarebbe fatica quasi impossibile. Attraverso quelle pagine noi possiamo ricostruire anche la devota amicizia che legò il Farini al Re, alla Regina, alla famiglia reale tutta. Di Re Umberto restano queste tre lettere autografe, insieme a numerosissimi telegrammi.
Carissima Farini l23 ennaio 189
Il dispiacere dì non vederla in occasione dell'anno Nuovo fu compensato dal grande compiacimento per le buone notizie della sua salute oggetto del mio costante e cordiale inte­resse. Già Le feci esprimere le mie felicitazioni e i miei auguri ma desidero ancora confer­marli a Lei nel ringraziarLa della affettuosa sua lettera colla quale mi dava novella prova essere supremo suo pensiero il bene della Patria congiunto a vivissimo amore verso di me. I suoi sentimenti sono ricambiati dall'animo mio con sincera amicizia ed è questa che ispira i voti che faccio per la felicità della sua vita cara all'Italia ed a me.
La Regina si associa a questi auguri e Le manda insieme con me i più affettuosi saluti. VaffMO suo Umberto.
Carissimo Farini lmarso 1898]'
Fra tutti gli auguri giuntimi il 14 marzo quelli indirizzatimi colla sua gentilissima lettera mi giunsero tra i più graditi.
É superfluo che Le dica quanto faccia sempre il più grande assegnamento sulla sua
preziosa amicizia e sia lieto di farLe giungere personalmente una nuova espressione dei
voti che forma continuamente per Lei il suo più aff.to amico
Umberto,