Rassegna storica del Risorgimento

"BATTAGLIONE DELLA SPERANZA"; 1848-1849 ; IMOLA
anno <1941>   pagina <393>
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Il Battaglione detta Speranza in Imola (1848-1849) 393
A Reggio Emilia, la Municipalità, sollecitata da Jacopo Lamberti, nel 1797 ne promosse la formazione. Precedettero Reggio, nella istituzione di questa Milizia, Milano, Modena, Bergamo. x)
Sembra che fosse il generale francese Pietro Augereau a predisporre i primi Bat­taglioni della Speranza; altri 2) invece ne attribuirono l'iniziativa a quella singolare figura di soldato, verseggiatore e diplomatico che fa Giovanni Fan toni da Fivizzano, il poeta più animato da spiriti nuovi, 3) già membro dell'Arcadia di Roma col nome 1 di Labindo.
Comunque, esistettero in quel tempo, e lasciarono buon ricordo negli adolescenti che ne fecero parte, i quali, più tardi, cospirarono, insorsero e combatterono per la redenzione della Patria e per la sua libertà, ormai consapevoli e non più ispirati dallo straniero, ed animati da ben altri canti che quelli giacobini di Labindo.
Il colonnello cav. Costante Ferrari, fra gli altri, e lo ricordiamo perchè durante i moti del 1831 fu Comandante della Guardia Cittadina Imo-lese *) iniziò, come Ini stesso racconta, 5) la sua carriera, singolarmente avventurosa, ad anni 13, col grado di caporale, nel Battaglione della Speranza di Reggio, nel 1797.
Vediamo così, come ogni qual volta la crisi sociale culminava nell'atto rivolu­zionario, onde sostituire ai falliti istituti politici ed economici forme nuove ed appro­priate di vita, ricorrere nella storia queste formazioni giovanili. E poiché la rivoluzione avviene quando lo spirito da lungo tempo preparato, ed il pensiero ormai formato, animano la volontà e diventano forze attive per una pratica e positiva attività, cosi i Battaglioni della Speranza non rappresentano semplici episodi e non significano nep­pure soltanto la prova di una generale partecipazione del popolo a certi storici movi­menti, ma trovano la loro ragione di essere nella legittima aspirazione degli uomini di assicurare, a mezzo della educazione dei fanciulli, il processo evolutivo del proprio spirito e del proprio pensiero.
Ogni volta, cioè, che i nostri padri segnarono man mano un progresso lungo la strada tracciata dalle necessità storiche sempre più consapevolmente avvertite, sen­tirono il bisogno di proiettare nell'avvenire le ragioni ideali dei superamenti avvenuti e di assicurare il punto di partenza e di continuità alle vie del futuro.
Di contingente, negli Istituti chiamati ad assolvere a quella funzione, non c'era che il grado più o meno superiore di sviluppo, la forma esteriore più o meno appari­scente, la intima forza di propulsione più o meno potente; laddove è chiaro che se il movimento stesso non andava oltre alla ribellione, effimere ne erano le improvvisate istituzioni, in confronto all'imporsi delle medesime nella società trasformata dalla xivoluzione vittoriosa.
Per questo abbiamo creduto non inutile rievocare gli ormai lontani Battaglioni della Speranza, oggi che, superato l'agnosticismo della scuola liberale, tutta la fan­ciullezza e la gioventù della Nazione è chiamata a partecipare alla vita politica e mili­tare del paese, attraverso ad una organizzazione rispetto alla quale quelle del passato
i) CLELIA. FANO, // Battaglione della Speranza il Teatro repubblicano U Circolo d'Istruzione. {Scorci di storia Reggiana della fine del sec. 3KIII), Reggio Emilia, Officina Grafica Fascista 1930.
2) ZEOSI COPPELLI, Garibaldi e i Millo di Marsala, Venezia, Tondelli, 1889, p. 12.
3) GIOSUÈ CARDUCCI, Poesia e Storia, Bologna, Zanichelli, 1905, p. 145.
*) Cfr. ROMEO GALLI, Imola e la Rivoluzione del 1831 y Imola, Galeati, 1931, 5) COSTANTE FEBBABI, Memorie postume* Rocca San Casciano, Cappelli, 1855.