Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <400>
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Alberto M. Ghisalberti
INTRODUZIONE (ALLA BUONA) AL RISORGIMENTO
H HI. H STORIOGRAFIA DI ATTORI EDI TESTIMONI
Come per qualunque altro periodo ed evento, dalla cesarea invasione della Gallia a queste nostre guerre del XX secolo, anche per il Risorgimento i primi storici sono stati i contemporanei, ai quali l'importanza e l'interesse delle cose vedute o compiute suggerì di mutarsi da attori e testimoni in narratori. Basta ricordare per il periodo rivoluzionario e napoleonico Vincenzo Cuoco, Carlo Botta, Lazzaro Papi, Pietro Col­letta. 1) E se alcuni pensarono degno e non inutile rievocare casi personali, o sentirono il bisogno di giustificarsi o di esaltarsi in un orgoglioso adsum qui feci) altri anche più. tardi stimarono più degno e di gran lunga più utile lasciarsi andare a più disteso rac­conto, rinunciando in tutto o in parte al tono autobiografico, e mirarono a tramandare la memoria di avvenimenti e di imprese che superavano l'episodio o la regione e e abbracciarono 1* intera penisola per più o meno lunghi periodi e riuscirono talora a produrre opere perspicue per eleganza di stile, per purezza di lingua, per dovizia di informazioni, per acume di critica e anche per serenità di giudizio. 2)
Ma una simile serenità di giudizio troppo rassomigliava a quella di Sallustio e di Tacito ed. era di assai difficile raggiungimento, perchè, nate dall'azione e dalla passione, queste prime narrazioni, alle quali i classici prestavano lo stile, non potevano non risentire delle simpatie e delle antipatie politiche dei loro autori, sia che si trattasse di vere e proprie autobiografie, di biografie, di memorie, di carteggi, sia che si pre­tendesse di far storia. Tanto che il loro valore appare prevalentemente documentario e giustifica l'affermazione del Croce che una tal sorta di letteratura appartenga piuttosto alla pubblicistica politica che alla storiografia.3)
Essendomi occorso scriveva il Farmi nella dedica al Balbo del suo Slato romano di interrompere gli usati studi ed esercizii per versarmi nei pubblici negozii. mi cadde poi nella niente di usare in servigio della storia gli ozii fattimi da prepotenti sdegni di contraria natura e qualità. 4) Ma gli otia d'oggi non lasciavano così sgombro
1) V. Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana. 3 voli., Milano, 1801, la cui importanza trascende, però, quella della mera narrazione di cose vedute; C. BOTTA, Storia d'Italia dal 1739 al 1814, 4 voli., Parigi, 1824; L. PAPI, Commentari della Rivo­luzione francese dalla congregazione degli Stati generali fino al ristabilimento dei Borboni, 4 voli., Lucca-Bastia, 1830-1836; P. COLLETTA, Storia del reame di Napoli, 4 voli., Capolago 1837.
2) F. LEMMI, Il Risorgimento, cit., pp. 5-7. Se poi si tratta di quel pettegolezzo di nomi proprii e di fattarelli quasi famigliari, voi sapete che io sono awersissuno a questo genere di racconti, che in ogni caso potrebbero aver luogo nelle Memorie, e non mai nelle storie propriamente dette, e molto meno in una storia generale, scriveva il La Farina al Guigoni il 24 dicembre 1851 (Epistolario di GIUSEPPE LA SABINA* Milano, 1869, voi. I, p. 443). Vcd. sul valore dell'aneddotica rispetto alla storiografia B. CROCE, La storia come pensiero e come azione cit., pp. 113122.
?) B. CROCE, Storia della storiografia, ecc. cit., 11, p. 12.
*) L. C FABISJI, Lo Stato romano dall'anno 1815 al 1850,4 voli,, Firenze, 1850-53,
I p. 1.