Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <403>
immagine non disponibile

Introduzione (alla buona) al Risorgimento 403
volta, Voi [Carlo Alberto] lasciaste nel nome vostro ira sicuro pegno dell'avvenire. La mia fede politica non è né nebulosa ne ipocrita, ma chiara e schietta. Io non sono con coloro che vogliono trarre la liberta, e 1* indipendenza italiana o dalle utopie o dal disordine; né con coloro che credono comprare l'ordine con la vergogna e con la schiavitù. Non istimo la slealtà utile strumento né alla patria né alla società: la condanno quindi nelle sètte incontentabili; la condanno nei partiti che ne fanno governativo istrumento... Severo, senz'odio, ammiratore senza idee preconcette e senza secondo fine, ebbi in animo non calunniare, non piaggiare, non parteggiare per alcuno. l)
Uguali aspirazioni ed ugnali scrupoli asserivano di nutrice gli uomini di parte democratica, nei quali, in realtà, era ancor più calda la passione e più pronto il rancore e non meno viva 1* illusione solita nei contemporanei d'essere i possessori e i depositari dell'assoluta verità. Neil' imprendere a raccontare i fatti accaduti in Roma dacché vi fu decretata la repubblica fino all'entrata dei Francesi, io non ho avuto altro intento prometteva il Rusconi che di rischiarare alcuni punti fatti ormai di dominio storico, di ribattere alcune calunnie che tornano non tanto in disdoro di Roma, quanto di tutta Italia... È tempo che, coi documenti alla mano, gli uomini di buona fede giudichino se la condotta di Roma in questo periodo rivoluzionario non fu eminente­mente patriottica, eminentemente italiana... .a)
Candido Augusto "Vecchi trovava scritto in Ferrand e poneva ad epigrafe della sua Italia la imparzialità è il primo ed imprescrittibile dovere di uno scrittore di storia; e la storia è un tribunale innanzi a cui tutte le considerazioni di persone, tutti i rispetti umani, tutte le antipatie o simpatie debbono svanire. Ma, nel convincimento che l'opera dello storico potesse e dovesse giovare al paese e contribuire alla sua educazione, chiedeva anche al Mazzini e al Merimée parole di fede. La umanità non si educa a slancitrovava nel primo -, ma per via d'applicazioni lunghe e minute; scendendo a particolari, e paragonando fatti e cagioni, impara le sue credenze, e nel secondo leg­geva: ri fot un temps où les rois seuls trouvaient dans l'Iristoire des lecons utiles. Le moment est venu pourles peuples d'y apprendre leur devoir. E, terminando a La Spe­zia sul finire del 1850 la sua storia, il Vecchi affermava il suo intento: Non erede del sovrumano genio di Dante, né dello splendido ingegno di Byron, mostrerommi loro emulo nello ardente amore di patria, disceverando questo di ogni passionatela di parte. Né pure userò parole sdegnose ragionando di que' che caddero, o sorsero; avvegnaché io ben mi conosca siccom'esse, ai pochi soddisfacendo, irritano i molti e non persuadono alcuno di quel vero che vuoisi a tutti chiarire. Cercherò pormi tant'aito da osservar grandemente lo scopo nobile de' generosi e veder come piccole macchie gli errori che alcun seppe commettere, e non perché si addoppiassero i lutti e le vergogne d'Italia.3)
1) GUALTEBIO, op. ciu, I, I, p. 1,4. E del Farmi dirà l'Editore: L'autore, che intese a francarsi dalla schiavitù delle fazioni come cittadino, potrà come storico par­lare di libertà senza sospetto; e quantunque si versasse molto fra i negozi civili dei quali egli tolse a narrare, seppe però levarsi tan t'alio da imprimere sugli uomini e sulle cose contemporanee un giudizio pacato e solenne come quello della posterità. Addirittura 1
2) C. RUSCONI, La Repubblica Romana del 1849, Capolago, 1850 (pp. III della edizione di Roma, 1877).
3} C. A. VECCHI, La Italia. Storia di due anni, 1848-1849, Torino, 1851, p. 8. Ved. su lui [A. V. VECCHI], Le vicende della Repubblica Romana narrale dal Rappre­sentante del popolo Candido Augusto Vecchi. Firenze, 1911. Per i propositi del Vecchi ved. anche La Italia, pp. 551-552.