Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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404
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404 Alberti M> GhisalberU
Pur dovendo riuscire di gran lunga meno equanime del Vecchi, che per lo meno sì sforzò di non eccedere in recriminazioni,1) Giuseppe Gabussi non. confessava diversi propositi, anche rendendosi conto delle difficoltà in cui doveva imbattersi nel narrare cose dei suoi tempi. A queste ricerche sono rivolte principalmente le presenti Memorie; dalle quali alcun che sarà pur dato di trarre a coloro che ai accingeranno in avvenire a scrivere questa parte importantissima delle italiane istorie colla imparzialità che costituisce di quelle il pregio più bello, e che di rado o mai può sperarsi di conseguire dai contempo ranci. Al quale effetto, come mi studierò di essere esatto narratore dei fatti e diligente scrutatore delle cagioni cheli produssero, così nonlascierò di toccare gli avvenimenti delle altre parti d'Italia, in quanto che sieno a quei di Roma collegati; esponendo su di essi tutti la opinione mia, fallace forse talvolta, ma libera sempre, coscienziosa, inoffensiva. Che se nel parlare degli nomini che ressero i vari governi, sarò costretto ad usare di qualche severità, non trattenuto da riguardi o considerazioni di amicizia, o da comunanza di uffici, a ciò ne induce il riflettere che, se dall'una parte la loro vita pubblica cade nel dominio della storia, dall'altra l'opra che imprendo mi vieta di tacere errori che servir debbono di ammaestramento a non più ricadérvi. A ciascuno il diritto di contraddirmi e convincermi di abbaglio o di non retto giudizio, che di malevoglienza o mendacio non potrassi ,2)
Lo scopo e i limiti di questa storiografia contemporanea, che va dagli sdegni antial-bertini del federalista democratico Cattaneo 3) alla invocata concordia in vista dell'indipendenza da parte del Pepe, *) bene intende il Torre, dai primitivi entusiasmi per
*) Di questa buona volontà del Vecchi è testimonianza anche la dedica del libro, non rivolta a esaltare questo o quel personaggio, questa o quella parte, ma i /orti che martiri di una fede morirono sul campo a difesa d'Italia , le madri che nel dubbio della propria sventura eccitarono i figli al combattimento e alla morte, le vergini innamorate che vedove pria del coniugio offerirono il cuore sullo aitar della patria.
2) G. GABUSSI. Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani dell*elevazione di Pio IX al pontificato sino alla caduta della Repubblica, 3 voli., Genova, 1851-52, voh I, p. 8. Cfr. il giudizio che ne dà il MASI, pp. 113-115. Il Gabussi; pose gran cura nel documentarsi presso gli attori. Esiste al Museo Centrale del Risorgimento in Roma un copiosissimo carteggio di lui con molti tra i più rappresentativi uomini di parte liberale. Ved. qualche accenno a questo suo scrupolo di documentazione in Lettere di Felice Orsini cit., pp. 103-104,106-107,116-117,118-121,124-126. Anche il LA FARINA, come appare dal suo Epistolario, poneva grandissima cura nel procurarsi fonti e narrazioni altrui.
3) C. CATTANEO, DelVinsurrezione di Milano nel 184 e della successiva guerra, Brusselle, 1849 (ved. tra l'altro, il cap. Ili, pp. 85-100). Anche nel Cattaneo e viva la preoccupazione di documentarsi (ved. p. 3, ove manifesta il suo scetticismo sui bollettini militari delle due parti. Dei fatti della guerra non poteva dire quasi nulla; poiché le notizie giornaliere date dal governo provvisorio e dallo stato maggiore sì dell'uno che dell'altro esercito, erano affatto mendaci e insulse; sicché dal paragone non si poteva ritrarre costrutto; erano d'ambo li opposti Lati continue vittorie.)
4) L'Italia negli anni 1847,48 e 49. Continuazione aslle memorie di GVGWEtMO PEPE, Torino, 1850. Or venendo ai fatti passati, dirò che biasimo coloro i quali suscitavano quisf.ioj.ii inopportune durante la guerra dell'indipendenza. Biasimo i patrioti ohe in Napoli a' di 15 maggio corsero alle armi. Ma nel biasimare i primi ed i secondi, dirò che verso coloro che agiscono con rette intensioni, il biasimo a amorevole come quello di fratelli verso fratelli. Condii ad ero esortando i miei compatrio iti all'unione e ad aver sempre in miro e sopra ogni altra cosa la cacciata dello straniero (p. 288).