Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <407>
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Introduzione (alla buona) al Risorgimento 407
lanciava scomuniche laiche aire, alle servitoresche ambizioni di corte, ai molti pro­pensi ancora a comperare a prezzo della libertà e della unita li aiuti dell'esercito regio e non sperava altra salute che dal principio di nazionalità provocato e ingigantito dalla stessa oppressione militare che anela a distruggerlo, il quale dissolverà i fortuiti imperi dell' Europa orientale e li tramuterà in federazioni di popoli liberi. E, fedele a quella che egli chiamava la consolante dottrina del progresso, profetavate avremo pace vera, quando avremo li Stati Uniti d'Europa. *)
Lontani, quindi, ancora dalla vasta concordia che si creerà tra non molto attorno olla monarchia piemontese, ma ali rancati ormai tutti dai miti recenti e pur cosi vecchi, dalle speranze cosi alte e pur cosi fallaci nutrite nel triennio 1846-49 in taumaturghi e demiurghi, in dottrine e partiti, che, avendo, ormai, adempiuto il proprio ufficio, dovevano cedere il campo ad altri. E tutti intenti, superato il momento di sconforto e di sfiducia, a riproporre nuove soluzioni al problema nazionale, soluzioni che per alcuni già si andavano orientando intorno al Piemonte, pensato o riconosciuto fulcro indispensabile all'azione, per altri rimanevano costrette nell'ambito rivoluzionario, sia pur rinnovato nei metodi e nelle forme. Riandava il Gioberti nel Rinnovamento gli errori del Risorgimento e ammoniva: L'Italia non può sorgere a nuova vita, se nonne cerca i semi in se stessa; e la sua modernità dee rampollare dall'antico ed essere propria e nazionale... Ogni qual volta l'Italia cerchi ne1 suoi instituti, nelle ricordanze, nel genio, nelle tradizioni, nelle assuctudini, il principio della vita novella, non vorrà tutto mutare, tutto distruggere: sarà più vaga di successive riforme che d'innovazioni repentine e assolute: cernerà il buono dal reo, e serbandolo si studierà di coltivarlo e di accrescerlo: distinguerà nelle cose presenti il vecchio che vuol essere sterpato dall'antico, in cui la vitalità non è spenta, pogniamo che ci si occulti sotto la scorza dei rancidumi.2)
all'umile nostro lavoro, ed è, che come Pio IX pontefice, iniziò, lui insciente, quel moto che addur poteva la redenzione d'Italia, Pio IX, distrusse, lui volente, l'opera propria, accio il pronunciato dei padri nostri che bandi il papato siccome cagion prima delle italiane sventure, ottenesse per quel medesimo pontefice che designavasi qual rigene­ratore d'Italia, una solenne consacrazione (pp. cit., IH, p. 526).
*) CATTANEO, p. 260. Ved. suini A. LEVI, Il positivismo politico di Carlo Cattaneo, Bari, 1928. Per le idee storiche e politiche dell'altro federalista repubblicano, Giuseppe Fer­rari, ved. B. CUOCE, Storia della storiografia cit., voi. II, pp. 2429, e L. SALVATORELLI, Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870,2a ed., Torino, 194I-XLX, pp. 342-359,365-366.
2) V. GIOBERTI, Del rinnovamento civile d'Italia, Parigi 1851. Citiamo l'edizione Niccolini, Bari, 1911, pp. 2728. Questa aspirazione a guardar più largo e a ficcar gli occhi per lo fondo in modo da rendersi conto della effettiva importanza degli uomini e delle cose e a saper scorgere i nessi tra lo sviluppo di un paese e il progresso della umanità, questo invito a sentire nell'oggi il frutto di quanto ieri fu seminato è già nel TORELLI: Questo vuol essere riferito specialmente all'abitudine invalsa e mantenuta anche oggigiorno di dedicarsi specialmente a storie speciali, e perdere mesi e mesi nel considerare 1* influenza esercitata da tal sovrano, principe, od uomo distinto, sopra l'andamento della società, con che bene spesso si confondono le idee della gioventù, avvezzandola a giudicare come essenziale l'accessorio, come opera di alcuni gli effetti dello spirito universale, e bene spesso a professare venerazione per uomini meritevoli di tutt'altro che della stima dei posteri. Parrà forse troppo speciale l'osservazione, ma ai troverà giustificata quando si consideri non esservi studio alcuno più utile della storia, né alcun altro che regga al paragone, per il frutto che può trarne la gioventù relativamente allo scopo del quale ora ci occupiamo. Ma perchè la storia dia tal risultato vuol essere studiata nel suo insieme. Allora solo che si pongono al confronto le nazioni.