Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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408
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408 Alberto M. Ghisalberti
A poco, a poco la lezione fruttava e le palinodìe aumentavano. Il taliamnno reazionario del Quarantottoscriveva il democratico Montanelli nel concludere l'ampio suo quadro storico fu uno ìtalionesimo nominale, col quale si dava ad intendere che chiunque mettesse innanzi principio democratico assettatore della nazione perturbava la concordia necessaria alla guerra.1) Ma l'ex triumviro toscano, che aveva posto come scopo dell'opera sua combattere quella tortura del tutto o nulla, traeva qualche ammaestramento dall'incontro con un altro esule repubblicano. Riandavamo ad una ad una le nostre disgrazie. Per fortuna, io diceva, questa volta non tutte le conquiste della rivoluzione sono perdute. Ci rimane un pezzetto di terra italiana... Non mi lasciò finire, dicendomi che la sopravvivenza dello Statuto piemontese era, a senso suo, di tutte le nostre disgrazie la maggiore, e bisognava desiderare che cadesse, e cadesse presto aftinché Italia fosse adeguata allo stesso livello. Non so dire che specie mi fece questo discorso; e con piacere seppi di poi che, andato in Piemonte, e ivi fermatosi, restando sempre repubblicano, erasi convinto che quel pezzetto di Italia costituzionale era una benedizione. Non intenderò mai che sia meglio essere privo di tutti e due gli occhi, anziché d'un occhio solo, privo di tutte e due le braccia, anziché di un braccio solo. Certo allora ci sarebbe più simmetria. Ma che m'importa la simmetria nel male? I repubblicani che per ismania di a Ili velia monto oppressore desiderarono di nuovo ingesuita to e margheritato il Piemonte, avrebbero dovuto fare lo stesso voto dell' Inghilterra.
il loro sviluppo e la loro decadenza, si arriva a comprendere il gran principio animatore della società, e si attribuisce ad ogni individuo il suo giusto valore, senza credere che dal volere di un uomo abbia potuto dipendere la sorte della civiltà intera. Che l'uno, vi ha contribuito in maggior misura di un altro, gli é sempre perché le circostanze lo hanno fatto trovare al contatto di una nazione o popolo che aveva in se stesso la forza, il genio, l'attività, e non attendeva se non uno sviluppo. Ma nessun uomo, qualunque si fosse la potenza del suo ingegno ha mai potuto richiamare alla vita un popolo inerte od avvilito; è d'uopo prima che risani (e questa può essere l'opera di un solo); ma sempre la condizione principale è che la forza sia nel popolo. Questa è condizione ben più consolante, poiché tutti possono concorrere a sviluppare lo spirito pubblico; e quando le nazioni sono arrivate al punto di sentire la propria forza, facilmente si trova nel loro seno chi sappia concentrarla e guidarla. La storia c'insegna a non dubitare del progresso della civiltà, e come gli sforzi costanti di un popolo, voglioso della sua indipendenza, siano tosto o tardi coronati di felice successo. Ma nel loro complesso gli studi deggiono versare più specialmente sulla storia della propria nazione, purché abbraccino nel medesimo tempo la storia universale, onde meglio comprendere le leggi del progresso. Osservisi per ultimo che non si conosce storico notevole, il quale, prendendo a considerare l'andamento delle società e lo spirito che le ha dominate, non sia pervenuto alla stessa conclusione. Quanto più lo storico è istrutto, tanto maggiore in esso vive l'aborrimento contro l'assolutismo e l'oppressione. Sia dunque la storia fonte rigeneratrice della italiana gioventù. (Pensieri sull'Italia di un Ananimo Lombardo cit., pp. 104106).
*) G. MONTANELLI, Memorie sulV Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850, Torino* 1853, IT, p. 459. Ai suoi occhi il pericolo era che si potesse far nascere un Quarantotto europeo con la pretesa di difendere la civiltà da una qualche minaccia di nuova barbarie nordica, in modo da far dimenticare i cosacchi di Napoli, di Roma, di Firenze e Lombardia al solo scalpito dei cosacchi di Niccolò. Una crociata contro lo zar in nome della civiltà accidentale. Quale fosse ancora in quegli anni il pensiero .democratico del Montanelli, che poi inclinerà verso le realizzazioni oavou-riane, risulta dalla sua Introduzione ad alcuni appunti storici nulla rivoluzione d'Italia* Torino, 1851, ?ed. le pp. 134. 149-150.