Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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409
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Introduzione (alla buona) al Risorgimento 409
La civiltà umana, come Dante prima di tutti mostrò nel libro De Monarchia, scende dal pensiero, e conseguentemente ogni suo progresso è accrescimento di vita intellettuale nella umanità. Nemici sempre del buio, ancorché si chi ami democratico, guardiamoci bene dalla pazzia di preferire le tenebre al più piccolo centro luminoso, ancorché non porti quel nome.1) Come negli altri anche nel Montanelli le vicende della piccola patria sono motivo e spunto a parlare di quelle di tutti gli Stati d'Italia, perchè non si può ascrivere storia di alcuno di quelli dal 1814 in poi, senza che diventi storia di tutta Italia. Vìva è in lui la fede nel giorno in cui non gli sarà patria una Fettuccia toscana, ma Italia tutta, una in sua varietà, e distinta di città, come firmamento di stelle. Perchè diversi e discordanti potevano essere i modi della fede e dell'amore, ma non l'oggetto di questa fede e di quest'amore, la patria, l'Italia. E questa Italia si ammoniva o si blandiva, si accarezzava o si rimbrottava nel rammarico delle occasioni perdute e delie speranze deluse, ma con la coscienza sempre più chiara che il domani dovesse -e potesse essere migliore. Non ancora alla stanca amarezza gozzaniana apparivano
la patria, Dio, l'umanità parole che i retori t'han fatto nauseose.
Pur nel dolore e nel rancore la patria rimaneva la realtà più alta per la nobile inquietudine, che non sarebbe mai divenuta indifferenza, di questi uomini d'azione. L' ultimo dei puristi, ripubblicando ampliate nel 1855 nella tollerantissima Firenze granducale le sue Istorie italiane, scriveva che se la materia impresa a trattare era non beta e gloriosa, appariva almeno piena di grandi ammaestramenti: recando essa come la istoria di mezzo secolo: poiché gli avvenimenti, con tanta rapidità succedutisi in si breve spazio, parevano destinati a compiere un'impresa, stata disperato desiderio di più generazioni.2) E dalle storie narrate il letteratissimo Hanalli traeva in togatissima prosa una sua austera morale: non sarà inutile notare, che dove pure il cassare le costituzioni date e giurate, giovò alla stabilità de' governi ristorati, grande e spaventoso detrimento alla religione e alla morale pubblica arrecò. Che mal giudica chi crede la ragion degli Stati (che sono in fine più vaste famiglie) possa adonestare ciò che sarebbe condannabile ne* privati. AIIKÌ. gli esempi pubblici tirano i dimestici: per lo che, se un cattivo reggimento è conseguenza di popolo corrotto, ancora la corruzione de' popoli è prodotta o accresciuta da mala signoria. I quali, quasi come da uno specchio, sogliono i peccati de* governanti riflettere in più o meno notevoli, grandezze. Così, dal vedere rompere la fede data, non curare i giuramenti, mostrarsi ingiusti e vendicativi, nascono e nell'universale s'appigliano le stesse inclinazioni di mislealtà, simulazione, prepotenza, ira e appetito di vendetta; e a poco a poco, i vincoli di religione e di morale, fondamento, del viver civile, si sciolgono o rallentano: di che poi si fanno tarde e inutili lamentazioni, e si attribuisce la causa a* turbolenti sommovitori della plebe. I quali più tosto ai giovano della corruzioni; già fatta; senza di cui l'opera loro riescirebbe senza effetto: eie mutazioni di Stato o non avverrebbero, o si compirebbero pacifiche, e con soddisfazione -di tulli. Sì può, adunque, senza arroganza, affermare, che se a un novello rimutamento di cose pubbliche, le stesse cólpe, e altre maggiori, facessero più tosto la licenza che la libertà trionfare (il che preghiamo Iddio non avvenga); vuoisi in pzme.ìpal cagione
0 MONTANBLU, Memorie ecc. dt*-, J,. pp. XI-XI1.
2) F. RANALU, Le istorie italiane dal 1846 al 185, Firenze, 1855, (qui si cita dalla 3* edizione fiorentina, 1858-59, I, p. 2). Ved. E. MASI, Memorie inedite di F. Ranalli, l'ultimo dei puristi, Bologna, 1899.