Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <410>
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Alberto M. Ghisalberti
riferire a que1 reggimenti, che seminando ogni maniera di pubblica corruzione, e odi e rancori e divisioni fomentando, par che mirino ad ottenere, che accadendo rivoluzioni, non indugino a traboccare in eccessi: sicura via al ritorno delle tirannidi. Ma avvertano che nella procurata rovina potrebbero rimaner sepolti; e pagar caro il fio, prima delio-sperato risorgimento. Il che non diciamo per augurar male a chicchessia, ma per docu­mento di bene a tutti: si come è ufficio di storie non vendute, né lusinghiere; e tali, che quanto più sapranno agro, maggiormente produrranno quel nutrimento vitale, che il sacro poeta degli Italiani s'imprometteva dalla libera manifestazione del vero.l)
H RanaUiscriveva dopo che erano accaduti i luttuosi avvenimenti del febbraio 1853 a Milano ed era in pieno svolgimento la crisi del mazzi nianesimo. La quale, succedendo a quella del neoguelfismo, lasciava ormai aperta la via alle nuove soluzioni che pensatori e uomini d'azione additavano e hi sapienza politica di un grande realizzatore doveva condurre a compimento. Con nuovo animo si riprendeva il cammino e di questo nuovo-animo appariva segno nelle nuove storie. Quando il Farmi, che pur non aveva saputo abbandonare del tutto l'abito polemico e il tono solenne ( Cammina sempre sui trampoli, con regio paludamento e parla con voce reboante; ma tuttavia non fa effetto v confidava il Minghetti al Pasolini) nel presentare il primo volume di una sua ampia Stona d'Italia, dedicava, poche settimane prima dello scoppio della guerra del 1859, il suo se­condo volume al Capponi, dichiarava di aver l'animo non solo a compiere un ufficio di riconoscente amicizia, ma eziandio a dare conforto di antico e di moderno esem­pio alla virtù degli Italiani, i quali hanno il santo e forte pensiero di ristorare la libertà e la gloria della patria.2) Gioberti e Manin, che avevano saputo per primi fare un rogo di quanto avevano un tempo amato e creduto, non erano più, ma il Cavour era pronto a farne fruttare l'ammonimento e l'esempio.
La nuova fatica storiografica del Farmi, che doveva recare anche nelle intenzioni-dell'autore un largo apporto documentario, rimaneva interrotta col secondo volume all'indomani del narrato fallimento dei moti del 182021. L'autore, preso da nuove e più vive necessita di azione, abbandonava il campo ad altri scrittori. L'Italia si faceva, l'unità
1) RANALU, IV, pp. 356-357.11 Ranalli pubblicò più tardi L'Italia dopo il 1859 quale Continuazione delle Storie italiane (Firenze, 1875), ma l'età, la stanchezza, l'impos­sibilità di scrivere colla forma e coll'ordine di cui ci lasciarono esempio gli autori anti­chi, il ritrarre le persone non senza odio, ma non con sospetto di malignità in chi scrive lo indussero non tanto a compilare una storia quanto a notare ciò che da una storia, si piena di straordinari! e insperati avvenimenti, fosse da imparare. E. rimase convinto di aver mantenuto l'animo lontanissimo non solo da odio o da invidia alle persone, ma ancora da ogni amore o ira di parte e confessò di amatela libertà più nelle istituzioni antiche che nelle moderne, perchè in queste il sembiante appariva più straniero che italiano. Che era inattuale amore del passato, quasi che esso non. si fosse già fuso e trasfigurato nel presente. Colpa delle scuole vecchie, che da ogni studio delle cose civili aborrirono. Vitupero delle nuove, che a' fonti oltramontani le attinsero. Disgrazia della nazione, che rimanesse senza studiosi una scuola che aveva, insegnato come la dottrina antica nelle materie di Stato si potesse con opportune-modificazioni In ogni tempo ottimamente applicare (p. 334).
2) L. C. FARINI, Storia d'Italia dall'anno 1814 sino a* nostri giorni, 2 voli., Torino, 185459, Il giudizio del Minghetti è del 7 settembre 1854, in Carteggio MiNGjrETTi-PAsorjNi cit., voi. I, p. 248. Nell'Avvertenza del primo volume, dedicato ali*Azeglio, il Farmi polemizza con quei suoi censori i quali vivono nei chiostri, dove, se il credi, non. giunge soffio di civile passione e rivendica il proprio criterio-