Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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412
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412 Alberto M. Ghisalbcrti
le idee, invilite le leggi e dì sopmppiù una sfrenata avidità, di sensuali diletti sprofonda ì popoli nell'oblio della loro dignità. *) Anche l'Anelli prevede che agli Italiani le sue parole possano suonar dure, ma, e se molti ambiziosi di fama passeggera darebbero riputazione al loro scrivere odiando e adulando, egli nell'oscurità del silenzio sdegna il plauso dei potenti, de' servili e de* tristi e non vuole altro vanto che di giovare co' suoi racconti alla patria. Ancora e sempre l'ufficio censorio e didattico. Dai fatti meglio che dalle opinioni dello storico, deono discendere gli insegnamenti di cui è ministra la storia a chi ne legge le pagine venerandola da maestra delle umane cose. L'avversione dei colpiti da lui non lo tocca, perchè recarsi a noia questi odii sarebbe far istima di chi merita disprezzo.
Di questa sua severità di giudizio basti come esempio quanto scrive del Mazzini, pur da lui definito di buon ingegno, calda parola, e amor sincero di patria. Accennato alla dottrina del Ligure, prosegue: Mal gindicavansi dal giovane egregio i popoli italiani. Tre secoli e più continui di servaggio politico e civile su questi; le menti s'erano avvezze a confondere l'obbedienza colla servitù, la moderanza colla codardia, la fermezza d'animo colla caparbietà. Ogni cosa reputavano, in qualunque altezza si fosse, fragile e caduca, e colla morte spegnersi ogni gloria; gli stessi sforzi infelici di rivolgimento, per crescer di pubblici danni, li avevano discorati, e cid era naturale, perchè eglino corrotti non sentivano la virtù essere più possente della morte e del tempo per quella legge che tutti ci stringe agli avvenire, e che de' menomi nostri fatti, sebbene inutili al presente, prepara i destini ai nostri nepoti, I tempi correnti non erano audaci né al bene, né al male; stavano i soggetti tra la pazienza della schiavitù e l'ira de' monarchi; i più tutto avrebbero conceduto purché la quiete del loro vivere non fosse turbata; ed i pochi, che non indietreggiavano ai cimenti della rivolta, ne cercavano premio immediato. Ma chiunque ambisce di farsi rinnovatore di società civili, o politiche, e non è giudice spassionato de' suoi tempi, né fa giusta starna delle forze che di usare gli è indispensabile, opera come l'architettore che presume fondare senza leggi matematiche il suo edificio Epperò appena che le idee sono sul convertirsi in fatti, trova ostacoli che tutti confondono i disegni di lui, mentre l'ordinaria ingiustizia degli umani giudizi dall'infausto' avvenimento disonora le più generose intenzioni.2) E del Farmi del 1845, che aveva concertato le sommosse di Rimini col pensiero fisso all'indipendenza nazionale, ma in sembianza non cercando altro che riforme, cosi giudica: al primo scoppio delle passioni cadde l'animo a Farmi ed a tutti i moderati, e lo scoramento e la diffidenza apprendendosi anche alle moltitudini, triste paure a triste lentezze sopravvennero; fu in tutti affannosa fluttuazione e le opere furono nulle.3)
Austera e commossa la conclusione dopo la narrazione delle catastrofi del 1849. Furono sin qui dolorosi i miei racconti, ma non sieno inutili. Essi narrando le ostinate-contese che dal 1814 in poi si fecero dai propugnatori di libertà co* pontefici ;e co* re. hanno messo in evidenza che l'Italia dura sotto la costoro oppressione perchè il dispotismo volse l'attività dei popoli a nient'altro che a prosperare i materiali interessi. Mio votò è invece che al cospetto della patria tacciano tutte le trame di bassa e prava inclinazione; e ffl rimettano i destini di essa alla potenza della civiltà, facendo quanti più sforzi possiamo per renderci ogni di migliori e più forti. Arbitra suprema degli Stati non è la fortumi, ma sibbenc In virtù dei popoli, alla quale essi, non si ritemprano che-
1) ANELLT, 1, p. 3,
2) ANEKM, I, p. 323.
3) ANELLI, II, p. 3,