Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <414>
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414 Alberto M. Ghisalberti
gran parte della storiografia posteriore abbia avuto il compito di verificare, aggiornare, correggere o smentire il Bianchi, che pure ha compiuto indagini lunghe e faticose) per raccogliere in abbondanza preziosi documenti, tenuti chiusi ne* più intimi archivi delle Corti nostrane e forestiera)). Il Bianchi s'aspettava le critiche dei contemporanei, il biasimo d'imprudenza da parte di quelli che dovevano reputare intempestiva (eia loro specie non è scomparsa neppur oggi) la pubblicazione di segrete carte diploma­tiche, ove non sia già antico il tempo in cui furono scritte e le accuse di menzogna da parte di gente interessata a difender se stessa o la buona riputazione de* Principi o de' Governi ch'essi servirono. Ma anche il Bianchi sente di scrivere e in servizio della scienza storica, di cui primo ed ultimo ufficio è quello di narrare secondo scienza e coscienza la verità pura, piena e precisa, libero da qualsiasi impegno di parte poli­tica. Nobile assunto, ma, anche se vigilato da quella e temperanza di modi consi­gliata dal rispetto dovuto a tutti dagli uomini onesti e dal desiderio di non suscitare sdegni e recriminazioni in un tempo, in cui è supremo il bisogno della concordia nell'italiana famiglia, non facile, come sappiamo. Né l'opera del Bianchi poteva aspirare, come egli chiedeva, a tornare opportuna nelle presenti condizioni della... patria, né poteva riuscire di qualche eccitamento e... profitto agli studi storici di coloro dei nostri, che sono chiamati a tutelare l'onore, la dignità e gli interessi della politica italiana. *J
Ormai si è Convinti che il tempo della storia è incominciato , come proclama il Poggi alla vigilia di Mentana: Gli stranieri non calcano più il suolo d'Italia, né più a loro talento la signoreggiano, è quindi opera salutare, ora che il bene ed il male del nostro paese non dall'altrui balìa, ma dalle virtù o dal senno dcgl' Italiani unicamente dipendono , ed é anche necessario, visto che gli avvenimenti corrono veloci, e gli imi sugli altri quasi si accavallano, affidare di buon'ora a monumenti durevoli la memoria genuina dei fatti; altrimenti essi si travisano e si ecclissano, ed ai posteri traman-dansi narrazioni bugiarde o incomplete, le quali falsando il vero andamento delle cose riempiono le menti di fantasmi e di utopie, e rendono vano l'insegnamento dell'istoria. Anche il Poggi è stato attore degli avvenimenti che narra come membro del Governo
J) N. BIANCHI, Storia documentata della diplomazia europea dall'anno 1814 all'anno 1861, 8 voli., Torino 1865-72; voi. I, Avvertenza. Di idee diverse dal Bianchi era il Ricotti, cui Carlo Alberto aveva affidato la cattedra di storia d'Italia, creata nel 1846 nell'Università di Torino. La mancanza dell'indipendenza, suggello fondamen­tale della nazione, gli faceva apparire e poco efficace e fecondo l'argomento della storia moderna. Fortunato chi scriverà la storia de' nostri dì, abbastanza lontano di tempo da narrarla imparzialmente, abbastanza vicino da conoscerla a fondo. Ma questo assunto mal potrebbe oggi venire fornito anche da chi vi avesse avuta parte viva, sia per la difficoltà delle passioni politiche, sia perché la Provvidenza tiene ancora nasco­sti i suoi definitivi decreti intorno l'Italia. La maggior facilità concessa agli studiosi di accedere agli archivi fa, è vero, sparire certe verità convenzionali, sulle quali erano fondate molte storie, ma di fronte a questo vantaggio stanno due torbide correnti di errori: la passione politica, che travolge il giudizio, e la fretta, figlia di precoci ambizioni o di avari intenti. Alle quali lo storico delle compagnie di ventura aggiun­gendo l'indifferenza del pubblico alle fatiche più nobili dell'ingegno constatava con qualche eccessivo pessimismo che come adunque una volta ostavano agli scrittori di storia la gelosia de' governi e il difetto di libertà, ora ostano 1* incuria dei popoli e la passione politica, ERCOLE RICOTTI, Storia detta monarchia piemontese, 6 voli., Firenze, 1861-69, I, pp. 6-7,