Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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Libri e periodici
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esaltazione delle benemerenze dell'Ordine, le quali, a imo tempo e luogo, sono state universalmente riconosciate, e non chiederebbero, a essere rinfrescate nelle memorie, così lungo e affaticato discorso. Ma ad essa si mescolano anche esagerazioni* e tentativi polemici di rivendicare diritti, che, se non fossero già stati sufficientemente sepolti dall'acquiescenza dei plenipotenziari Mi ari e Berlinglùeri ai deliberati della Conferenza viennese, invano potrebbero oggi, altro che per via simbolica, essere risuscitati. Intendi della vexata quaestio del carattere sovrano dell'Ordine. Ora, prescindendo dal fatto che il concetto di piena sovranità non si accorderà mai colla costituzione di un ordine religioso, la cui dissoluzione è sempre nell'arbitrio inappellabile delia Santa Sede, né colTobbligo generale di fedeltà, che importa l'omaggio feudale, sancito non solo dalla donazione carolina del 1530, ma cerimonialmente e visibilmente rinnovato nei trapassi della reale sovranità dell'isola accaduti dal 1712 in poi, è positivo che, sia pure con qualche titubanza, né senza contrasti, i Gran Maestri dell'Ordine, in proprio nome e in quello dell'intera comunità religiosa, vennero conquistando, grado a grado, titoli, funzioni e prerogative regie. Questa evoluzione, saldamente accertata da innumerevoli documenti, richiama, di fatto, l'attenzione dello storico più che del giurista. Prezzo dell'opera svelarne i motivi contingenti, che, spesso, chiariscono anche l'indeboUmento della primitiva immunità ecclesiastica di cui godeva l'Ordine, e della neutralità del suo piccolo Stato, salvata, artificiosamente, attraverso i marosi delle guerre di successione, per naufragare, miserabilmente, quando de Hohan e d'Hompesch, esercitando, oltre i limiti della donazione absburgica, il potere propriamente sovrano di assicurarsi una protezione, finiranno per mettere cavalieri e maltesi in uno stato di diritto comune, i cui pericoli furono affrontati, prima ancora che previsti e conosciuti. Di questa importante e imparziale ricerca il Monterisi, invece, nessun pensiero si è dato, contentandosi di cavillare sul significato ultimo del peso feudale, e dell'obbligo di assistenza imposti da Cario V ai Cavalieri. Su questa via, naturalmente, noi non lo seguiremo, benché sia troppo facile dimostrare che l'esenzione dalTobbligo di militare per la Spagna o perla Sicilia non implichi affatto il riconoscimento della piena sovranità, e nemmeno di quel principato alla tedesca, che, ricordiamoglielo, non ebbe origine nei privilegi- chi dice privilegio, dice legge concessi da Federico II ai signori dell'Impero (p. 2), ma, semai, nelle più, larghe franchigie di Carlo IV e, per chi ben intenda, nell'impostazione anticattolica del problema della libertà religiosa, trionfante, per sola forza di armi e di alleanze straniere, nella guerra dei Trent'Anni. Che poi hi fedeltà, nella donazione carolina, si riducesse a un impegno di non prendere le armi contro l'Alto Domino, è interpretazione schiettamente falsa. Le sta contro l'altra, che a noi pare esagerata, del carissimo nostro Annibale Scicluna Sorge, che recentemente accennava che nello stesso diploma... Carlo Y obbligasse l'Ordine a cooperare alla difesa della Sicilia (Il Giornale d'Italia, 2 ottobre 1940-XVII1). La verità non sta, d'altra parte, come spesso, semplicemente in dimidio e la cosa, apparentemente complicata, si chiarisce soltanto nell'esame dell'evoluzione storica alla quale l'interpretazione della clausola carolina andò, in vario tempo, soggetta. Questa, a stretto rigore di lettera, non implicava, per l'Ordine, altro obbligo, se non quello d'impedire che nei limiti della sua giurisdizione maltese si recasse, per terra o per mare, torto o pregiudizio o ingiurie agli Stati, regni e signorie del donatore, e, in pio. largo ambito, il dovere di recare a questi soccorso contro quelli che farebbero, o vorrebbero far loro torto. Una speciale convenzione regolava l'estradizione dei ribelli siciliani, che si fossero, per avventura, ricoverati in Malta. L'ambiguità del significato di quél soccorso, che, a ogni m'odo, non riguardava soltanto la Sicilia, si svelò durante le lotte secentesche tra Francia e Spagna, e mise più volte in forse la neutralità dell'Ordine. Nel 1654, il Gran Maestro Lascaris, messo fra l'incudine e il martello, fini eoi far cannoneggiare una squadra francese che, non paga di esercitare nel Canale la corsa contro i vascelli di bandiera spagnola, desiderava ospitalità nel porto dì Malta. L'interpretazione dell'atto d'infeudamento, che fu posta ad argomento di fronte alle minacce e olle rimostranze di Luigi XIV, fu assai corretta e aderente alla