Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <422>
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Libri e periodici
lettera. Ma, quando, noi 1672, il viceré di Sicilia reclamò la squadra maltese contro i Messinesi ribelli appoggiati, al modo che tutti sanno, dalla Francia, le galere dell'Ordine raggiunsero, si, Messina, ma non impedirono che. un cavalier de Valhelle v' introducesse un soccórso francese, e quando si parlò di esplicita azione offensiva, la donazione di Carlo V tornò di nuovo in ballo, e ai pretese che non contemplasse un casus del genere, anzi la si volle garanzia di un principio di assoluta neutralità. Dal che si vede chiara* mente che una dottrina al riguardo si elaborava solo sotto la spinta degli avvenimenti, e in considerazione di generale opportunità di equilibrio fra le forze contendenti Proprio, cioè, nello stesso modo, che il riconoscimento di una sovranità dell'Ordine, che, nelle stesse trattative del 1530 relative ai due articoli, dell'esenzione dai diritti di tratta di viveri dalla Sicilia, e della coniazione di moneta propria, era stato a un pelo dal mandare completamente all'aria l'accordo già fermato tra i commissari del­l'Ordine e la Corte spagnola. Non meno discutibile l'affermazione che il trattato di Amiens, nel famoso art. X, risolvesse definitivamente la questione della sovranità. Intanto, per quell'articolo, si ripristinava l'Ordine nel dominio maltese colle stesse condizioni colle quali vi si trovava prima dell'occupazione francese, e, di conseguenza, nulla importava che mancasse l'intervento e... l'assenso del Borbone* sui quali insiste (p. 14) il Monterisi. poi, che razza di sovranità diveniva mai quella che implicava la definitiva neutralizzazione sotto la garanzia associata dell'Inghilterra e della Russia, e con obblighi, come quello di sopprimere definitivamente le lingue di Francia e d'Inghilterra, e d'istituirne una maltese, che venivano a sottomettere la costituzione interna dell'Ordine ai deliberati di potenze laiche, ispirati a criterii di arbitraria inge­renza nella vita interna di un organismo essenzialmente monastico ? Riflessioni legit­time, che conducono alla conclusione già accennata che la sovranità dei Giovanni ti, con o senza Malta, anzi senza nessun sostegno territoriale adeguato non parliamo nemmeno di objectum , quale oggi è riconosciuta da vari Stati europei, è essenzial­mente simbolica, e rappresenta mirabilmente il senso di venerazione e di gratitudine della nuova Europa per un antico e non dimenticato fattore della non remota civiltà mediterranea. Ogni altra discussione, sul tipo di quella prospettata dal nostro, oltre ad essere oziosa, vizierebbe l'augusto e candido significato dei recenti riconoscimenti. Tuttavia, un vigoroso sviluppo di queste premesse, anche se false, invano si ricerca nelle molte pagine scritte dai due collaboratori. La loro opera, come già avver­tivamo, è lontana dall'avere, sia un valore erudito, sia uno propriamente storico. Qui non hai altro dinanzi che una pedissequa ricapitolazione di opere notissime, senza un cenno di critica, né alcun uso diretto di documenti. E quest'opere, sono, in fondo, nient'altro che quelle del Bosio, del Dal Pozzo, del Panzavecchia, delle quali diremo soltanto, per intelligenza dei lettori che non ne hanno pratica, che la prima è fondata su una ricca messe di documenti, ma sotto più aspetti imperfetta e antiquata come, di ragione, di cosa scritta tra il cadere del Cinque e i primi del Seicento ; che la seconda, scarnita di fatti, scarsamente documentata, fu accasata di mendacio sin dal suo apparire, e va usata con somma cautela; e che la terza, della quale, per neg genza dell'autore, si ignorano le fonti, pur essendo di sicura autorità, volle essere deliberatamente una storia di Malta e del popolo maltese, che non toccasse dell'Ordine e delle sue vicende se non quel tanto che bastava a illuminarne i rapporti col maggiore assunto. Venendo ai particolari, osserviamo che il Bosio, dopo l'edizione del 1594. aspramente condannata dai contemporanei, rifece, per la prima parte, il lavoro su documenti più numerosi e genuini, e ne pubblicò i risultati nel 1621. L'immensa supe­riorità di questa, più che seconda edizione.'nuova opera, sulla prima, fu da me dimo­strata in un saggio sul suo valore documentario pubblicato nel secondo fascicolo della scorsa annata dell'Archivio Storico di Malta, che il Boi;tarpili e il Monterisi naturai-mente ignorano.- E sin. qui poco male. Ma il grave della cosa si che ignorano anche l'edizione bosiana del 1621, e, seguendo la prima, ne ripetono gli errori, che il buon cronografo cinquecentesco aveva accuratamente riveduti e corretti.