Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <423>
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Libri e periodici 423
Per brevità, additiamo soltanto il più grave. Tralasciamo la lunga, ma non con­vincente, dimostrazione dell'appartenenza del Gran Maestro Raimondo de Podio a famiglia italiana anziché francese, o provenzale. L'amor proprio nazionale se ne lusinga: ma, sfortunatamente, i poggi abbondano di qua e di là dalle Alpi, e, naturalmente, nei primordi dell'Ordine Gerosolimitano, non era necessario che la famiglia di un Maestro brillasse di particolare notorietà. La questione è, in realtà, insolubile, e poco monta alla storia. E restiamo, d'accordo col Bottarelli, nell'incertezza relativa al fantasma di Arnaldo de Comps, che vagola tra i magisteri di d'Auger e di d'Assaly. Una certa cura di controllare il Bosio con i documentari più noti, e col Vertot, il Bot­tarelli, l'ha mantenuta nei primi secoli, e nelle prime pagine. Ma poi si è lasciato andare, e, seguendo, senza discrezione, il Bosio della prima redazione, ha fatto luogotenente generale dell'Ordine, nel 1395, nientemeno che fra' Bonifacio di Caramandra, noto agente diplomatico di Celestino V e di Bonifacio Vili, mancato ai vivi verso la metà del 1298. La causa di questo errore fu da me ampiamente illustrata nello studio che ho citato più sopra; e il Bosio stesso, d'altronde, nell'edizione del 1621, rimise le cose a posto, identificando il luogotenente generale del 1395 nella persona di fra' Bartolomeo Carata priore di Roma e d'Ungheria, e rimandando debitamente il Caramandra, o Calamandrana com'è, più spesso, chiamato dai documenti al servizio dei due pontefici dugentesclii. L'errore fu, però, ripetuto dal Vertot, che, evidentemente, come oggi il Bottarelli, non degnava consultare l'edizione del 1621 : e, per conto suo, forse equivocando sul termine famili er che trovava in qualche rifacimento francese del Bosio, fece più saldi i vincoli tra i due Bonifacii, il frate e il papa, promovendo il primo da cameriero segreto a parerti del secondo. E questa falsa versione del Vertot che adotta in pieno il Bottarelli, aggiungendo, di suo, che non una nomina pontificia, ma un'elc-zione dell'assemblea dei Cavalieri radunatisi in Roma, per l'esiguità del loro mini ero, ma soprattutto per consiglio del Pontefice portò il Calamandrana o, com'egli dice, Caramandia ai fastigi della Luogotenenza. Questa variante non è certo senza mali­zia, come quella che tende a infirmare una delle più solenni prove storiche della facoltà del Pontefice di nominare Gran Maestri e Luogotenenti Generali dell'Ordine senza alcuna ingerenza del Capitolo dei Cavalieri. Non la pensava cosi davvero Gregorio XHI, il quale in un breve del 25 dicembre 1581, che chiunque può leggere a p. 308 del secondo volume degli Annalas ecclesiastici di Augusto Theiner, ribadendo il suo diritto, ricordava espressamente l'operato del predecessore. Bonifazio LX. Ma, lasciando da parte tanta esattezza erudita, ben poteva sapere il Bottarelli dalla p. 34 del Riassunto Storico del S. M. 0. di S. Giovanni del nostro Ettore Rossi, una delle poche opere moderne da lui vedute, che, morto il Caracciolo nel 1395, la luogotenenza fu successi­vamente tenuta dal Carafa, e, dal 1405, da fra' Nicolò Orsini, priore di Venezia. Ricor­diamo, perchè sia intesa la gravità di simile errore, che si tratta dell'esistenza o meno, e di un capo supremo dell'Ordine, e non nei foschi tempi dell'alto Medioevo, ma in certi precisi anni tra il XIV e il XV secolo.
D nostro lettore può essere tediato di questa scorribanda nei misteriosi spazi della storia medievale: ma la digressione ci dispensa da analoghi rilievi sulla prima parte del secondo volume quello del Monterisi che copre appunto il residuo periodo trattato dal Bosio sino al 1571. Anche VHistoire del Vertot, del resto, è rara­mente raffrontata con i due più antichi storici dell'Ordine, e, talora, citata più per pompa che in sostanza. Delle raccolte documentarie appare spesso il Pauli, una o due volte il DelaviHe Le Roubr: ma si tratta di semplici riscontri sulle chiamate marginali dello stesso Bosio, non di dirette ricerche. Per la storia degli assedi di Rodi, si fa ricorso a una raccoltma divulgativa di traduzioni di testi latini e francesi, spesso abbreviati o addirittura rifusi in corrente narrazione da Emraanuele F. Mazzi, pubblicata nel 1934. non eerto allo scopo di fornire materiali al futuro storico dell'Ordine Gerosoli­mitano. Della letteratura moderna, elencata nella folta bibliografia dello Hellwald e del suo combinatore Rossi, quasi nulla. Qualche scritto dello stesso Rossi e del