Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <425>
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Libri e periodici
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Troppo però stupisce il nessun rilievo dato dal Monterisi alla vita del popolo maltese, alla sua rinascita economica sociale e colturale durante il secolo XVIII, all' incidenza acceleratricc di questa sulla crisi del dominio cavalleresco. Che, se è vero che l'Ordine fu cacciato di Malta per un violento colpo dall'esterno, in modo non diverso da quello col quale era stato costretto ad abbandonare Rodi nel 1522, a rendere perpetue le conseguenze del disastro militare del 1798 contribuì, insieme ai maneggi della diplomazia, l'ormai maturo contrasto fra dominanti e dominati, sul quale appunto la diplomazia stessa, e sull'avversione dei più per un ritorno dei Cavalieri nell'isola giocò le sue carte decisive. Contrasto non di natura episodica, come sembra talora credere il nostro, e fondato non già com'egli opina sulla diffusione dei principi dell'illuminismo, ma nelle mai spente memorie 'della prima autonomia comunale, e concrescente colla coscienza di una forza morale propria, della sempre meglio configurata fisionomia culturale del popolo, o, come allora, e non sem­pre a torto, s'intendeva, della nazione. Non è questo il luogo atto a una profonda ana­lisi della crisi accennata, che il Monterisi o restringe, con poca accortezza, e seguendo una comunissima e quasi tradizionale veduta, all'indebolimento economico dell'Ordine, alla decadenza della guerra corsara, al dilagare della corruzione e dell'indisciplina fra i membri del Convento, o imputa con quel metodo di generalizzazione che tutto o nulla spiega ad un tempo alla decadenza dello spirito religioso in Europa, al sognato trionfo del volterrianesimo, e, non so a che titolo, al tramonto dell'idea imperiale (p. 184). Motivi tutti escluso, naturalmente, quest'ultimo in vario modo con­correnti ad aggravare una situazione pericolante, ma sempre meno decisivi, quando si confrontino colla indiscutibile secolarizzazione dei rapporti internazionali dell'Ordine stesso, procedente, con ritmo sempre più netto, dalla metà del Seicento in poi. Punto essenziale di questa politica, lo sforzo fatto dai Gran Maestri per affermare e conser­vare la neutralità dell'Ordine nei conflitti europei ormai gravitanti, senza pregiudizio del Turco, verso il Mediterraneo. Sforzo tutt'affatto equilibristico, che ha per solo risultato il distacco di Malta dal sistema imperiale spagnolo, al quale la legava la donazione carolina, e, dalla pace di Utrecht in poi, la rimette a disposizione dei congressi europei per la loro sottile aritmetica dei compensi, anche se non riesca a separarla del tutto dal destino del Regno siciliano, al quale, più che il vincolo giuridico, la ricongiungono bisogni e relazioni economiche e le comuni esigenze della difesa.
Su questo piano, si poteva svolgere, veramente, un'interessante ricerca, della quale al Monterisi è mancata la forza o la voglia. Ci limiteremo, quindi, a notare soltanto alcuni punti, nei quali il problema nel senso che diciamo, gli si è imposto, quasi suo malgrado, e talora non tutto infruttuosamente.
Com'è noto, nel 1698 approdava a Malta un inviato di Pietro I di Russia, il bojardo Boris Ceremetev, foriero di lodi e di onori al vetusto organismo monasticomultare. Scarsa, al solito, l'informazione del nostro su questo avvenimento. Non dico che dovesse impegnarsi in particolari ricerche; ma poteva pure tener presenti i relativi documenti pubblicati dalla Schemerhorn, e meglio ancora il Journal du Voyage del dignitario russo pubblicato, nel 1859, a Parigi, dal principe Galitzin, e rievocato, nel 1929, dallo Smurlo, del quale pure, a quel che pare, conosce la recente Storia della Russia. Fortu­natamente, non condivide le superficiali ragioni con le quali altri volle vedere nella missione del Ceremetev soltanto un segno di quel desiderio di gloria europea di Pietro il Grande, che non avrebbe a rigore lui semibarbaro potuto aspirare all'onore di rapporti con gli alteri signori di Malta senza le raccomandazioni imperiali e papali. Anzi, con qualche esagerazione, pensa addirittura a mire russe su Malta, e crede di spiegare l'inconseguenza di quel primo contatto tra l'Ordine e l'autocrate orientale con l'arresto che, per la resistenza turca, ebbe la marcia moscovita verso il mare meridionale, A noi pare e non e' è motivo d'inganno che il buon russo sia venuto a Malta, più che a sondare umori, a spiare possibilità ed efficienza belliche di quei troppo vantati corsari, in. vista di una comune azione contro il Turco, e che ne sia partito disilluso