Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <426>
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426 Libri e periodici
dallo spettacolo di una flotta ridotta, e basata esclusivamente sull'antiquato sistema delle galere. Onde, s'intende, 1*ulteriore disinteresse dcUa Corte di Pietroburgo per un racco sta mento di nessun valore pratico.
Questa debolezza della marineria giovanotta non sfugge, del resto, anche al nostro Monterisi, che, tuttavia, attribuisce troppa importanza alle riforme del Gran Maestro Perellos e dei suoi successori, sino a parlare di una forza militare... che sembrò... dovesse perpetuarsi e mantenere saldo il possesso dell1 isola, se lo spirito d'intolle­ranza religiosa che, in quistione di finanza dell'Ordine, e di tecnica degli arma­menti, non ai vede a che titolo sia chiamato in causa non fosse ormai spento (p. 184). Senza entrare in altri particolari, ricordiamo, al proposito, che già a tempo del Gr. M. Pinto (17411773), prima, cioè, che accadessero le più gravi spoliazioni del patrimonio europeo dei Gerosolimitani, e continuando ancora la pressione di qualche potenza verso l'impero ottomano, la flotta maltese era già di bel nuovo praticamente ridotta a due soli vascelli e a quattro galere, compresa la Magistrale.
Abbiamo accennato al pericolo che involgeva la politica di neutralità a tutti i costi praticata dall'Ordine di fronte al rinnovato conflitto per l'egemonia europea, e che, da Utrecht in poi, almeno teoricamente, non escludeva nemmeno la subordi­nazione dell'arcipelago maltese come appendice del regno di Sicilia a una potenza acattolica, o, in altro ordine di idee, il suo infeudamento a qualcuna delle antiche rivali mediterranee. Come, e perchè, di fronte alla minaccia, l'Ordine difese quel principio di neutralità durante la guerra di successione spagnola? Ecco un bel tema di originale considerazione che ci saremmo atteso svolto dal Monterisi, come quello che riguarda un momento essenziale dell'inizio di quella crisi della sovranità gerosolimitana su Malta* che, attraverso l'affannosa ricerca di un protettore, sboccherà tragicamente a catastrofe nell'età napoleonica. Una ricostruzione del genere implicava, però, sondaggi di archivio di primissima mano: tanto solenne e profondo è il silenzio degli storici dell'Ordine e di Malta al riguardo. Ma, come sappiamo, il nostro accanito compilatore è affatto alieno dal dissodo di terreni documentari ancor saldi; e l'attesa resta affatto delusa.
Le pagine, poi, dedicate alle ultime vicende dell'Ordine, alla rivolta del Mannarino, alla caduta di Malta, alle peregrinazioni dei Cavalieri in cerca di nuova sede sono di così povera informazione, che il tentativo di un'analisi critica si risolverebbe, in realtà, in una diretta trattazione dell'argomento; e chi volesse farlo con certa dignità e aderenza all'oggetto, dovrebbe scrivere un intero volume. L'opposizione sempre crescente fra gl'isolani verso il dominio cavalleresco è, come accennammo, attribuita dal Monterisi a nuli'altro che ad errori amministrativi di quel Governo, a vaghe influenze delle ideo­logie settecentesche, e, in fine dei conti, a malignità incorreggibile di quei poveri sndditi incapaci di apprezzare l'alto onore di essere tagliati fuori dalla vita europea ed italiana dall'anacronistica presenza dei Cavalieri. E invece, pur senza distenderci a lungo, a noi giova avvertire il lettore che, dal principio del Settecento, in Malta si verificano sintomi di risorgimento non dissimili da quelli che lievitano nella restante Italia. Incremento demografico, formazione di una nuova nobiltà imparentata con quella siciliana e con essa in continuo commercio di affari e di idee, nascita di una borghesia mercantile, sdegnose, l'una e l'altra, della casta cavalleresca che pretende umiliarle, cultura spiccatamente italiana, non più locale, ma in rapporti decisi con le. accademie e con i dotti della penisola, orgoglio di origini antichissime della razza, rinnovati dissensi per le antiche contese giurisdizionali. Né manca sempre agli stessi Gran Maestri l'intelligenza di questo moto di forze nuove; e Pinto, piccolo sovrano illuminato, mentre difende le immunità locali e quelle proprie dell'Ordine' "contro il regalismo prepotente della Corte borbonica, concede riformo, mette mano alla codifi­cazione, apre romversità, vagheggia corone regali. Vi è, nella storia di Malta di questo periodo, più che una semplice rassomiglianza con quello che accade contemporanea­mente in Italia: è lo stesso spirito, sopra tutto lo stesso sforzo verso l'indipendenza,