Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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427
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Libri e periodici 427
la stessa ricerca di ima personalità storica. Né lo stile autonomistico delle aspirazioni dei Maltesi è in contrasto con quello che potremmo chiamare ancora il vagheggiamento nazionale degl'Italiani: che allora, salvo alcune menti elette, più ispirate* del resto, a memorie del passato e a schemi utopistici vaganti nella letteratura dei secoli del servaggio, che non alle reali esigenze e possibilità del presente, anche i popoli della penisola non concepiscono altra forma di libertà italiana fuori delle rivendicazioni delle più antiche autonomie degli Stati di fresco liberati dal livellatore predominio spagnolo. Se queste cose, e moke altre che per brevità si tacciono, avesse considerate il Monterisi, avrebbe intesi i veri motivi storici della scomparsa del dominio cavalleresco* e giudicato anche più italianamente la parte recitata dal popolo maltese nell'epilogo del dramma, nelle movimentate scene che vanno dalla tentata rivolta del Mannarino alla defezione di capi e di gregari durante l'attacco napoleonico sferrato contro l'isola. E, gettando più a fondo l'occhio nella questione, avrebbe visto di quanto impedimento la presenza dell'Ordine, con i suoi particolari problemi, sia stata all'ulteriore accomu-namento della mancata rivoluzione maltese al più vasto moto italiano. Che quel contrasto localizzato, e quei problemi troppo specifici, danno, da una parte, buon gioco a più ampie interferenze (francesi, russe, inglesi) sulla sorte da assegnare alle isole e ai suoi abitanti, e, restringendo le speranze di questi all'autonomia protetta, li consegneranno mani e piedi legati alla subdola politica degli emissari britannici, larghi com'è noto - di promesse, ma hi fondo, assai soddisfatti nell'animo di poter contare sull'appoggio morale dell'autonomismo maltese per una giustificazione ideale della materiale e spregiudicata conquista del più insigne fortilizio del
Mediterraneo. n -. --
POMPEO FALCONE
MARCEL DUPONT, Napoleone e i suoi marescialli Milano, Rizzoli C, 1940, in 8. pp. 270. L. 12.
In libri di questo genere la penna dello scrittore somiglia stranamente alla bacchetta del direttore d'orchestra, dai movimenti della quale dipendono voci e strumenti.
Lo scrittore quindi tiene continuamente l'attenzione fissa sulla scena, come se dovesse trarre dai gesti e dalle parole dei personaggi quelle armonie di cui egli stesso li circonda, creando un'atmosfera di passionale esaltazione.
Ciò dalla prima all'ultima scena, e con vibrazioni che variano, ma che debbono essere sempre di notevole intensità.
Maestri direttori sono dunque un poco questi autori di storia; e si intende che noi diciamo questo senza ombra di biasimo.
JE cosi possiamo vedere Marcello Dupont salire con passo signorile e deciso, sul podio* fissare la prima battuta alla data del 28 marzo 1814, e dirigere l'opera in quattordici atti che ha per titolo Napoleone e i suoi marescialli-, fino all' ultima scena del seguente maggio, allorché il primo, l'insuperabile attore, dopo aver tutto sofferto, dopo aver trangugiato l'abdicazione ed una polverina di veleno, si vede, suo malgrado, condannato a vivere ancora.
Un brano di storia o, se voghamo, un periodo biografico singolarmente drammatico viene dunque posto sulle scene; ed il libretto è scritto con grande arte, e degna della materia e del libretto è l'orchestrazione.
Tutto questo non ha bisogno di essere qui dimostrato: il lettore che gettilo sguardo sulla prima pagina del volume sente subito l'invito a spalancar bene gli occhi come se cominciasse un film del più grande interesse; e lascia volentieri che le pagine si susseguano alle pagine senza che la sua attenzione venga meno, e senza che venga meno quell'attrattiva piacevole che ci ferma davanti ai grandi spettacoli.
Il Dupont appartiene dunque a quella categoria di scrittori di storie che sanno trarre dagli avvenimenti il carattere della drammaticità, che dipingono i volti e le cose