Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1941
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pagina
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430
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30 Libri e periodici
della Francia agli avvenimenti italiani e dall'accordo di questa con l'Austria (fine del 1854). Seguono l'alleanza di Crimea, e il Congresso di Parigi, che servono al Piemonte per partecipare agli avvenimenti europei e richiamare l'attenzione generale sulle cose d'Italia. Poi vengono la rottura con l'Austria, l'alleanza con la Francia, i tentativi di mediazione e infine la rottura.
Tutti questi documenti sono collegati fra di loro da poche righe illustrative che servono a spiegarne la portata, e a indicare lo sviluppo dei fatti.
Nella prefazione l'A. traccia un breve schizzo degli avvenimenti dal 1853 al 1859, e in essa mette chiaramente in evidenza tutti gli elementi fondamentali: fattori personali, necessità e tendenze nazionali, urti e coincidenze di interessi fra le varie potenze, gioco diplomatico abile e serrato, quel tanto di imprevisto che sfugge ai calcoli degli uni e favorisce le speranze degli altri. È un periodo dei più interessanti per la storia diplomatica europea, quando la situazione era in un equilibrio instabile, che poteva esser sconvolto da cima a fondo dalla minima mossa. Tutti erano interessati al suo mantenimento, ma nello stesso tempo tutti o quasi avevano qualche motivo o qualche aspirazione che lo minacciava. Quell'equilibrio era ancora basato sui trattati del 1815, e contro di esso erano soprattutto Napoleone, hi Francia, il Piemonte; per motivi personali, dinastici o nazionali. Naturale quindi l'alleanza franco-piemontese, ma nello stesso tempo non si dovevano suscitare troppe opposizioni col rischio di perdere tutto. Di qui la massima prudenza imposta a Napoleone, a Vittorio Emanuele, a Cavour; di qui esitazioni, ondeggiamenti del primo, che esasperavano talvolta i secondi. In queste circostanze anche l'abilità, la previggenza e la prontezza della diplomazia ebbero campo di mostrarsi in pieno. Si assiste quindi ad uno dei più interessanti ed attraenti giochi diplomatici. E la vittoria finale rimase ai francopiemontesi.
Tutto questo si vede benissimo dal libro del Valsecchi, il cui merito non consiste
tanto néU'averci dato una narrazione basata su elementi nuovi, ma di aver rappresentato
con chiarezza ed efficacia fatti già noti e di aver raccolto i documenti più significativi.
Si tratta di una scelta, ma l'A. ha il merito di aver scelto bene. rp
AUGUSTO TORRE
.TEMOLO A/C, La Questione Romana; Varese-Milano, [Industrie Grafiche Amedeo Nicola e C], [1938]; in 16, pp. 277. (Fa parte delle pubblicazioni dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano, serie Documenti di Storia e di Pensiero Politico, n. 2).
Questo nuovo lavoro dello Jemolo non è, come potrebbe pur credersi, una vera e propria storia di quel conflitto fra Chiesa e Stato, che si disse Questione Romana; è, un po' alla maniera di altra similare di Stefano J acini, pura e semplice raccolta di fonti per una storia del contrasto, fonti, si capisce* debitamente inquadrate e coordinate;
Diciamo, subito, che, salvo poche e lievi mende, salvo qualche punto di vista ben spiegabile attraverso il noto atteggiamento dell'esumo A., trattasi di fatica utile e commendevole, oltre che per la dovizia dei materiali, per lo spirito di signorile obbiettività e di sereno equilibrio, che tutta la pervade.
Dopo nitida ed elaborata introduzione, ove ben giustamente, e contro anche troppo ritrite voci in contrario, non vuole lo Jemolo considerare aperto il conflitto fin dai tempi napoleonici, ove, anche, assai giustamente, invocasi e studio e luce sulle circostanze, che fecero nel 1870 inattuabile il disegno del Governo italiano di lasciare al Pontefice in piena signoria la Città Leonina, ove, infine, son fuggevoli e non esatti conni sulla consistenza giuridica e sul significato della Città del Vaticano, e, a nostro parere, non solida difesa della Legge delle Guarentigie, seguono sette lunghi capitoli, preceduti da utili ed avvedute chiose. In essi le fonti sono rappresentato rispettivamente dagli Atti parlamentari e dalle Proteste, lettere, note pontificie, mentre il commento illustrativo tende decisamente ed opportuna tamento, a sistemare la vicenda, sottratta ormai per sempre al campo polemico, in evidente ed organico panorama storico.