Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <434>
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434 Libri e periodici
di proposito, nello spirito e nei risultati, cause ed effetti, uomini e cose. Dietro il velario della realtà trasfigurata FA. vede agitarsi le stesse forze che determinarono sul mare l'alterna vita imperiale degli Stati europei dal primo affacciarsi della loro potenza fino alle ultime convulsioni dei loro contrasti egemonici. La Corsica e la vittima inconsa­pevole di questa lotta secolare; sotto la sferza della tempesta che si abbatte sulle sue città, essa disperde le popolazioni costiere nell'interno dirupato e selvoso, arretra di improvviso il suo progresso morale e civile, sembra pervasa ad un tratto dallo smarri­mento d'ogni costume sino a farsi ribelle agli uomini e a Dio. Sullo sfondo psicologico di questo fatale destino va considerata la vita insulare fino alla conquista francese e vanno giudicati, nelle loro umane proporzioni, gli errori eie virtù di Vincitello e di Sam-piero rispetto agli errori e alle virtù politiche della Dominante. La quale non era stata spinta in Corsica da interessi diretti. Più che il teatro di un'interna contesa regionali­stica l'isola era etata la posta di un più sicuro e vasto controllo delle vie del mare, verso l'Africa e l'Oriente. Ma Genova non aveva trascurato l'isola, benché la considerasse come un fortilizio che era necessario difendere piuttosto che una terra che occorreva coltivare con ogni cura amorosa. Il dominio genovese, come ha dimostrato il Boraate in alcuni saggi calmi ed equilibrati, ebbe nella lotta antifeudale la sua precipua fun­zione storica. Contro un mondo permanentemente in rivolta di baroni contro il popolo, che si appoggiava ad altri baroni pur di ribellarsi a quelli che lo dominavano, in una alterna vicenda di vendette e di sangue, Genova lottò tenacemente e seppe porre un freno al disordine che aveva spopolato le campagne, distrutte le città e rese inabita­bili le case. Ma anche volendo, non avrebbe potuto Genova affrontare i terribili pro­blemi del risorgimento dell'isola, economici e morali, dopo la ventata di distruzione che l'aveva sconvolta. Troppi sacrifici avrebbe dovuto sopportare la Dominante, anch'essa debole e minacciata, stretta attorno da un cerchio di forze avverse che la renderanno più tardi vassalla dello straniero e ne annienteranno l'antico glorioso imperialismo. Ma essa non fu inerte, e tanto meno fu tirannica e sfruttatrice, come vorrebbe la storio­grafia francese impersonata dal Brock e dal Le Glay: il suo interessamento è attestato, tra l'altro (e ne hanno fornito le prove gli studi coscienziosi del Russo, del De Tucci,. dell'Ara, del Marcelli) dalla politica agraria del Banco di San Giorgio, dall'organizza­zione difensiva dell'isola durante le insurrezioni, dall'istituzione della famosa colonia dei Greci stanziata nel territorio di Paomia, dal tentativo dell'introduzione della colonia olandese per i lavori di bonifica.
Forse con il tempo si sarebbe compiuto il progresso di osmosi e l'antico odio dei Corsi si sarebbe placato nella necessità di una convivenza che avrebbe potuto essere fattrice di civiltà e di progresso se una triste sorte non avesse accomunato vinti e vincitori.
La figura di Pasquale Paoli, sinora non ancora abbastanza seriamente indagata (attendiamo con desiderio la pubblicazione del suo epistolario per opera dell'Istituto Storico Italiano) è delineata dall'A. con scorci acuti ed incisivi. Soprattutto insiste il Biscottini sul carattere di italianità dell'eroe, carattere che lo distingue nettamente da Sampiero di Bastelica, cui è spesso ravvicinato dai Corsi, nella gelosa interpretazione della loro storia di fierezza e di audacia. Nel Paoli vibra invece appieno l'uomo moderno, V italiano nuovo che l'Alfieri riconosce come fratello, 1* italiano che aveva vissuto nella sua giovinezza, a Napoli, e si era formato nel clima morale e politico di quel vasto movimento riformatore italiano che 11 appunto aveva trovato uno dei centri propulsori più attivi; che aveva formato la sua educazione e nutrito le più vive speranze nel respiro più vasto delle nazionalità che affiorano alla metà del sec. XVIII. Perciò egli sente di dover compiere una missione che è sociale, etica e politica piuttosto che militare; e, se combatte, lo fa soprattutto per cacciare dalla terra italiana l'invasore straniero. Le sue cure sono particolarmente rivolte alla ricostruzione morale del popolo, ricostru­zione severa e disinteressata come nessun'ali ra fu mai per la Corsica. La sua forza è la rettitudine, che non verrà mai meno neanche di fronte alla voce dei consanguinei.