Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1941>   pagina <436>
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*36 Libri e periodici
e di mezzi, continui sacrifici, costante sforzo e vigilanza, senso di responsabilità, audacia, sprezzo del pericolo, possesso ed esercizio, insomma, di tutte le virtù guer­riere, e tutto questo, tuttavia, rimane spesso ignorato, e passa quasi in seconda linea.
E per questo che l'A. insiste sull'importanza della marina. Ricordando le vittorie di Nelson afferma: Il dominio del mare conquistato dalla Gran Bretagna determinò infatti fatalmente la caduta di Napoleone e costituì la base necessaria per la forma­zione del più grande impero coloniale che sia mai esistito. Similmente l'attuale ege­monia del Giappone nei mari asiatici è conseguenza diretta della vittoria di Tsuscima (p. 1). E in altro luogo ricorda: Non diciamo nulla di nuovo affermando che, pur avendo gli eserciti di terraferma, con la loro entità e il loro valore, affrettata la fine della guerra mondiale, questa è risultata vittoriosa per 1* Inghilterra sopra tutto perchè essa possedeva il dominio marittimo. La storia è lì ad ammonire che Fenici, Greci, Romani, Genovesi, Veneziani, Spagnoli, Portoghesi, Olandesi e Inglesi hanno-rag­giunto il massimo del loro splendore quando sono stati potenti sul mare o ne hanno avuto il dominio... La storia ha consacrato i nomi di battaglie navali che hanno cambiato il corso degli avvenimenti mondiali, come Salamina, Milazzo, Lepanto, Tra-falgar; ma questi nomi sono meno facilmente ricordati che non quelli delle battaglie terrestri, perchè gli uomini vivono sulla terraferma e qui rimangono più facilmente tangibili i ricordi e indelebili le tracce che non sul mare; per cui avviene che gli uomini sono portati a rammentare ed esaltare più le vicende territoriali che non quelle marittime (p, 183). Pur riconoscendo che tutto ciò è vero dobbiamo però ricordare che molte volte le guerre sono state vinte o perdute e i destini di popoli e di nazioni determinati, senza azioni navali. Rimanendo nel sec. XIX basta accennare alle guerre per l'unità germanica: anzi pur avendo una indiscussa superiorità navale la Francia venne gravemente sconfìtta nel 1870-71. Fatta questa riserva riconosciamo però che una nazione, ogni volta che dipenda dal di fuori, senza la marina, che le assicuri i rifornimenti, non può vivere, è come se mancasse di respiro.
Le frasi dell'A. riportate sopra ci indicano l'animo con il quale ha scritto. Non solo ha cercato di darci una narrazione accessibile a tutti i profani, ma si è sforzato di ricercare e spiegare i motivi dei successi e degli insuccessi, se essi siano da attribuire al caso oppure alla preparazione, alla bontà dei mezzi, alla virtù degli uomini. La narrazione pur avendo una sua intima connessione, tuttavia riporta avvenimenti troppo legati ad altri, costituenti il nesso degli avvenimenti storici; quindi appare slegata e frammentaria. E per di più per illustrare aspetti e fatti, che non rientrano nella narrazione generale, ma che pure sono indispensabili alla sua comprensione l'A. ha dovuto ricorrere a note esplicative che interrompono la narrazione. Difetto, però, inevitabile data l'indole della trattazione, e ci sembra che meglio non si poteva fare.
Un'abbondanza eccezionale di schizzi arricchiscono il volume e rendono compren­sibile lo svolgimento delle operazioni navali.
L'ultima parte, dedicata ai postumi della guerra mondiale, tratta dei tentativi che nel dopo guerra vennero fatti per arrestare e limitare la pericolosa ed onerosa gara degli armamenti, navali; e quindi parla dei risultati raggiunti con le varie confe­renze navali, che segnarono una tregua di poco più che quindici anni. Dopo di essa le costruzioni ripresero in pieno, e quindi il volume si chiude colla descrizione delle marine delle principali potenze mondiali alla vigilia del conflitto attuale.
L'A., la coi competenza in storia navale è nota a tutti quelli che direttamente o indirettamente si sono occupati di questo argomento, ha meno dimestichezza con gli avvenimenti diplomatici, e quindi è incorso in varie sviste. Mette nel 1896 le concessioni di PoriArthur alla Russia, e di Kiao-Ciao alla Germania (p. 113), mentre sono del 1898. Fa avvenire nel 1902-03 la rivolta dei boxer e il relativo intervento delle potenze in Gina, mentre tutto ciò si ebbe nel 1900-901. Afferma (p. 162) che il Giappone cinque giorni prima del trattato di Portsmouth concluse con la